Insonne- dal latino IN-SÒMNEM composto della particella IN = non e SÒM-NUS sonno.
(cfr.www.etimo.it)
Sono giorni strani, giorni tristi, giorni di attesa, giorni di disincanto, giorni di lavoro artistico-culturale, giorni di scazzo. Soprattutto, giorni di scazzo.
Lo scazzo è un fenomeno sociologico che, al pari dell'ossessione per le doppie punte, meriterebbe d'essere studiato non dico da un Simmel o un Weber, ma da qualcuno un po' più dritto di Alberoni. Di sicuro non da Crepex: se sei scazzato e vedi Crepex che parla in televisione di scazzo, poi minimo ti scazzi ancora di più.
Lo scazzo scorre potente e latente come un predatore sotto la superficie dell'acqua. Emerge appena sei convinto che le cose possano leggermente migliorare, o che lo stiano già facendo. Lui sta lì, sotto il pelo dell'acqua, ti vede che inizi a rilassarti, ad avere un minimo di serenità e -ZAC!- sbuca fuori e ti azzanna l'umore, rilasciando un veleno nero ad azione intermittente e rigorosamente prolungata. Lo scazzo lavora al condizionale (ma senza condizionale, perché ha degli avvocati che nemmeno certi parlamentari di Forza Italia, solitamente già di per sé avvocati), telefona quando vuole telefonare, non risponde quando non vuole rispondere, incassa ma non paga, anche se vorrebbe, avrebbe voluto, potrebbe, starebbe eccetera.
Lo scazzo ti tiene sveglio a muginare e rimuginare. "E' mai possibile che?"...sì, è possibile. "Ma ci son più i giovani d'oggi di una volta?"...no, non ci sono. "E se l'Arcivescovo di Costantinopoli si disarcivescostantinopolizzasse?"...boh. Lo scazzo scorre potente in te, ed hai idea che durerà parecchio. Meno della civiltà occidentale, più di questa estate di ggente che magari non ti parla, ma intanto ti legge. E mentre legge pensa "Ah, bastardo! Sta parlando di me!" (tranquillo-barra-a: c'è altra ggente che lo pensa; non sei solo-barra-a). E questa gente potrebbe fare una festa, conoscersi, magari mettersi insieme; potrebbe scambiarsi aneddoti su quei blogger cui non rivolgono la parola, ma che leggono, o cui mandano gli auguri di compleanno anche se una volta gli hanno detto "non cercarmi più perché mi turberesti".
Lo scazzo fa sì che sembri un po' malconcio, e quando sei malconcio generalmente arriva una tipa con istinto materno che, certe notti, un po' mamma un po' porca com'è, ti vuole raccattare. Siccome in quell'oceano chiamato vita sei un marinaio provetto nonché provolone, sai che con rapido colpo di spina dorsale, onde evitare disastri, devi mettere sull'anima, sul cuore e financo sull'inguine un cartello con su scritto "divieto di raccatto", o al limite dotarti di discreto salvagente. Uè non si può restare soli certe notti, qui! (chi s'accontenta gode così così...).
Mai tornare indietro, neanche per prendere la rincorsa.
-Andrea Pazienza
(cfr.www.etimo.it)
Sono giorni strani, giorni tristi, giorni di attesa, giorni di disincanto, giorni di lavoro artistico-culturale, giorni di scazzo. Soprattutto, giorni di scazzo.
Lo scazzo è un fenomeno sociologico che, al pari dell'ossessione per le doppie punte, meriterebbe d'essere studiato non dico da un Simmel o un Weber, ma da qualcuno un po' più dritto di Alberoni. Di sicuro non da Crepex: se sei scazzato e vedi Crepex che parla in televisione di scazzo, poi minimo ti scazzi ancora di più.
Lo scazzo scorre potente e latente come un predatore sotto la superficie dell'acqua. Emerge appena sei convinto che le cose possano leggermente migliorare, o che lo stiano già facendo. Lui sta lì, sotto il pelo dell'acqua, ti vede che inizi a rilassarti, ad avere un minimo di serenità e -ZAC!- sbuca fuori e ti azzanna l'umore, rilasciando un veleno nero ad azione intermittente e rigorosamente prolungata. Lo scazzo lavora al condizionale (ma senza condizionale, perché ha degli avvocati che nemmeno certi parlamentari di Forza Italia, solitamente già di per sé avvocati), telefona quando vuole telefonare, non risponde quando non vuole rispondere, incassa ma non paga, anche se vorrebbe, avrebbe voluto, potrebbe, starebbe eccetera.
Lo scazzo ti tiene sveglio a muginare e rimuginare. "E' mai possibile che?"...sì, è possibile. "Ma ci son più i giovani d'oggi di una volta?"...no, non ci sono. "E se l'Arcivescovo di Costantinopoli si disarcivescostantinopolizzasse?"...boh. Lo scazzo scorre potente in te, ed hai idea che durerà parecchio. Meno della civiltà occidentale, più di questa estate di ggente che magari non ti parla, ma intanto ti legge. E mentre legge pensa "Ah, bastardo! Sta parlando di me!" (tranquillo-barra-a: c'è altra ggente che lo pensa; non sei solo-barra-a). E questa gente potrebbe fare una festa, conoscersi, magari mettersi insieme; potrebbe scambiarsi aneddoti su quei blogger cui non rivolgono la parola, ma che leggono, o cui mandano gli auguri di compleanno anche se una volta gli hanno detto "non cercarmi più perché mi turberesti".
Lo scazzo fa sì che sembri un po' malconcio, e quando sei malconcio generalmente arriva una tipa con istinto materno che, certe notti, un po' mamma un po' porca com'è, ti vuole raccattare. Siccome in quell'oceano chiamato vita sei un marinaio provetto nonché provolone, sai che con rapido colpo di spina dorsale, onde evitare disastri, devi mettere sull'anima, sul cuore e financo sull'inguine un cartello con su scritto "divieto di raccatto", o al limite dotarti di discreto salvagente. Uè non si può restare soli certe notti, qui! (chi s'accontenta gode così così...).
Mai tornare indietro, neanche per prendere la rincorsa.
-Andrea Pazienza
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