venerdì, 13 febbraio 2009

Blogger- Deriv. di blog. Individuo dotato di computer convinto che al mondo interessino i fatti propri. Tale convinzione nasce e si sviluppa in tre tappe cicliche:
1) Il blogger espone i fatti propri, e tali fatti non sono decisivi per la prosecuzione della specie umana (V. post).
2) I fatti propri, non decisivi per la prosecuzione della specie umana, sono ben accolti da quest'ultima, che esprime apprezzamento.
3) Il blogger si radica ancora più nella convinzione che i fatti propri interessino al mondo e torna ad esporre i fatti propri, non decisivi per la prosecuzione della specie umana.
(Cfr. "dizionario_del_diavolo.net", in "Rien ne va plus")



Uno parte per un viaggio, metaforico, metafisico, metà e basta, e subito la gente sta lì a parlare di culo.
Culo-culo, mica culo-fortuna.
"Ah, ma allora smetti di scrivere il blog, però ci torni a guardare".
Chi? Io? Ma figurati! E' che mi raccontano le cose, poi uno s'incuriosisce...
"Ah, ma allora smetti di scrivere il blog, però ci torni a scrivere".
No, è che avevo lasciato il gas aperto.

Venerdì prossimo esce l'antologia della Las Vegas edizioni. Ci ho vinto un concorso, con 'sto blog, e questo concorso prevedeva che uno scrivesse un racconto per l'antologia della Las Vegas Edizioni. Va bene essere fuori mercato,però chiudere i conti in sospeso pare equo e pure un tantino solidale. Perciò, siccome mi hanno scelto anche perché hanno ritenuto interessante il blog, cioè hanno creduto in me (oppure erano disperati perché la qualità, nel magico mondo di blogosfera, latita più di Provenzano, ora che Provenzano è stato arrestato, e allora è facile essere meno peggio), non vedo perché Andrea, Enrico e gli altri croupier della Las Vegas debbano ritrovarsi con quel tipo che è un drago a Texas Hold'em che lascia il tavolo prima che finisca il torneo. Un'ultima mano, via. Non si gioca neanche soldi veri, fare il prezioso sarebbe davvero inelegante (culo! culo! culo!).
Non sto qui a dirvi quanto sia bella questa antologia: ci sono anch'io, qualunque cosa dicessi perderebbe di valore in partenza; non sono un recensore credibile. Però Guido Penzo e Paolo Cacciolati hanno dei bei numeri, al tavolo verde, e la post fazione di Enrico è una divertente satira sul mondo dell'editoria...a tavola.
Il mio racconto si chiama "dizionario_del_diavolo.net". E' la storia di un blogger che un giorno scrive un racconto, e sei mesi dopo smette di scrivere il blog. Con una eccezione, ma era solo perché non aveva chiuso il gas.
Ehi, tu che hai parlato di culo nei commenti...non è QUEL gas...

LAS VEGAS EDIZIONI -SITO.
LAS VEGAS EDIZIONI -BLOG.




-Brian Jonestown Massacre, "not if you were the last dandy on earth"
assemblato da matteoplatone alle ore 14:47
categorie: b come blog
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mercoledì, 28 gennaio 2009

Viaggio- dal latino VIÀTICUS, onde il basso latino viàtius, che vale riguardante la via o il cammino, e in forza di sostantivo neutro viàticum, provvista per viaggiare, che ne' bassi tempi era la cosa più importante di chi si metteva in viaggio; indi assunse l'odierno di Cammino che si fa per andare da un luogo ad un altro, che sieno fra loro lontani.
    (cfr.www.etimo.it)

Questo blog parte, proprio ora che si avvicina il suo primo compleanno, e sì che si parlava di una festa col clown, i palloncini...senza Michael Jackson.
Questo blog parte, anche se, a ben guardare, non è in nessun luogo; oppure è in qualsiasi luogo, sempre che non abbiate una connessione scamuffa (la qual cosa, in Italia come nello Yemen, non è neanche troppo rara).
Questo blog parte, anche se forse lo nomineranno per il premio indetto da "the novecento's post", e siccome non è il blog di Heath Ledger, qualora non dovesse tornare difficilmente riceverà un premio postumo. Questo blog parte al netto delle gufate che si tira sulle nomination, a conti fatti.
Questo blog si è detto "sì, viaggiare, evitando le buche più dure", poi si è reso conto che per evitare le buche più dure il trucco è restare immobili o fare sempre lo stesso percorso. L'ultima ipotesi non è neanche troppo vera, perché intanto che uno compie lo stesso percorso la terra gira, la gente invecchia e muore, e Povia si presenta a Sanremo per parlare di una grave malattia: Comunione e Liberazione.
Questo blog è nato sotto il segno dell'Acquario ed è scritto da uno dei Gemelli, e non ha senso che stia fermo nella muffa a dire "sono tra un milione di persone diverse, non posso cambiare la mia muffa, no, no, no, no, no".
Questo blog deve affrontare dei cambiamenti, e non si parla del template, ma dell'autore: è un autore che, vi assicuro, quando la Musa della cultura Pop lo illumina benevola non ha pelle sulle dita, ma muscoli, fasci di nervi, forse sudore, a volte sangue; a volte si è concesso uno strato di pelle, uno di troppo, ma l'ha fatto consapevolmente, ha giocato di mestiere. Ora deve togliersi la pelle di troppo, e non si tratta di scrivere, ma della vita. Si tratta di mutare pelle come un serpente, anche se questo, all'esterno, potrebbe sembrare sciocco, o "ma dai, devi fare questo? Via, è una cavolata, che ci vuole?"; ci vuole che la vita i pugni allo stomaco li dà cambiando sempre tecnica, tipo Yuza delle Nuvole, e ci mette poco a fregarti il cavallo. Provate voi a stare senza guardia, con il vento che sembra ferirti e invece non hai tagli sulla pelle (anche perché questo non è un blog emo).
Questo blog parte, quindi non fatevi aspettative. Potreste trovare una cartolina, ogni tanto, qualche appunto di viaggio, o potreste trovare quest'ultimi in un altro blog. Ma state tranquilli, in ogni caso non ne sentirete davvero la mancanza. Sotto la fine di ogni post, del resto, c'è "assemblato", non "scritto". Sono sempre stati piccoli frammenti presi, masticati e metabolizzati: nessuna divina creazione vi ha allietato, commosso, fatto ridere o incavolare; c'era un soffio di spirito qua e là, al limite, e i più dritti tra voi sanno di cosa parlo (oppure complimenti, ché fingete da Dio).
Questo blog parte, ma senza sbattere la porta dicendo stizzito "mi fate schifo, non mi meritate", salvo poi tornare, e lamentarsi perché non ci sono commenti all'altezza dell'autore, che alla fine è alto sì e no un metro e settantacinque. Questo blog ha avuto molto dai lettori, molto più di quanto ha dato loro, probabilmente; questo blog non parte per sfuggire ai creditori, sia chiaro.
Questo blog parte, ma voi continuate a visitarlo e a linkarlo, sennò i piccoli Shiny e Technocrati si mettono a frignare, e chi li sente più.



-Dal film "Jesus Christ Superstar", "I only want to say (Gethsemane)"
assemblato da matteoplatone alle ore 01:13
categorie: v come valore
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lunedì, 19 gennaio 2009

Domandare- dal latino DEMANDÀRE, trasferito dal suo proprio senso di commettere, consegnare a quello figurato di confidare all'attenzione di alcunola nostra ricerca o richiesta: composto della particella DE e MANDÀRE, raccomandare.
    (cfr. www.etimo.it)


Io e mia sorella siamo gemelli: non in senso omozigoto, eterozigoto o bizigoto, ma astrologico.
Lei è nata il 29 maggio: sì, il giorno della morte di Jeff Buckley; sì, il giorno della strage allo stadio Heysel. Io sono nato il 7 giugno: sì, il giorno in cui è nato Pippo Baudo.
Da bambini eravamo creativi: si veda al riguardo il piano per cogliere sul fatto Mr Babbo Natale.
Qualche giorno fa mi sono ricordato quando il babbo ci regalò il primo computer, un Commodore 64. C'era la rana che attraversava la strada, Braccio di Ferro che si chiamava Popai, DonKing Kong, i giochini con le astronavi, le cassette in edicola con un sacco di giochi, runstop/restore, loading eccetera.
A me e mia sorella il computer pareva una sorta di scatola magica, un evocatore di mondi. Mettevi nel registratore la cassetta, premevi "Play" e partivi per Comodorelandia.
Un giorno ci siamo detti: se è un cervello elettronico, allora possiamo chiedergli le cose.
Così digitiamo: "quante stelle ci sono nell'universo?". Premiamo invio.
Il monitor blu dà subito il responso.
SYNTAX ERROR
 
Boh...magari non ha capito...
"Qual è il numero delle stelle nell'universo?"
SYNTAX ERROR

Boh...magari è una domanda troppo complessa, pure per il Commodore...
"Qual è la capitale d'Italia?"
SYNTAX ERROR

Delusi a livelli edipici/elettrici dall'intelligenza artificiale , chiediamo a nostra madre delucidazioni sul fatto. Lei ci spiega che il computer è programmato dall'uomo, e che assolve a certe funzioni, ma mica pensa. Se uno gli mette in memoria un programma con delle domande e delle risposte, allora può rispondere, ma sennò, di per sé, è stupido.
Io e mia sorella facciamo spallucce, poi attacchiamo a litigare per scegliere il videogioco.
Oggi, a più di venti anni di distanza, mi rendo conto che io e mia sorella non eravamo ingenui. Eravamo avanti! Guardavamo al povero Commodore 64 come ad un oracolo quando avremmo solo dovuto attendere l'oracolo di google-Delfi.
Al giorno d'oggi, se digiti una domanda su un motore di ricerca, la risposta la ottieni, eccome!

-Quante stelle ci sono nell'universo?

Finalmente posso chiudere i conti con l'infanzia. Freud, va' a casina, va'.
Non solo. Ora posso avere una risposta a praticamente qualunque domanda: l'unico limite è la mia curiosità.

-Il carlino russa?
-Posso fare il bagno dopo mangiato?
-A cosa servono i preservativi al gusto di frutta?
-Chi ha ucciso Laura Palmer?
-Berlusconi è immortale?
-Dio esiste?

Si potrebbe andare avanti all'infinito. Poi pensi alle grandi domande che attanagliano la tua vita. L'oracolo di Google-Delfi potrebbe aiutare?
-Sono pronto per una convivenza?
-Cosa manda a puttane una relazione?
-E se rimane incinta?
-E se fossi più stupido di quanto credo?
-Com'è che in casa mia nessuno legge quello che scrivo?
-Ma dopo il dottorato, che cazzo faccio?

Sì, i conti con l'infanzia li hai chiusi. Hai accettato di essere nato lo stesso giorno di Pippo Baudo, sai che tua sorella non è responsabile per la morte di Jeff Buckley, ma soprattutto, ti rendi conto che la falsa certezza di una risposta a qualunque domanda nasce dal bisogno di conoscere per scacciare la paura di non farcela, dalla sensazione che controllare sia una scorciatoia più rapida e a costo zero rispetto alla condivisione. Poi scrivi rapido, sagace e pop, ma sotto sotto le cose le sai anche senza oracolo, solo che magari con l'oracolo sarebbe un po' più facile.

Magari.
Sarebbe.
Un po'.
SYNTAX ERROR

Forse è vero quello che diceva Douglas Adams*: la risposta alla domanda definitiva sulla Vita, L'Universo e Tutto Quanto è 42, solo che la domanda è sbagliata.

*Lettore che ti stai domandando "chi cazzo è Douglas Adams?"....Vergogna!



-Dal film "Non ci resta che piangere"
assemblato da matteoplatone alle ore 03:29
categorie: d come dubbio
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giovedì, 15 gennaio 2009

Scioperare- dal latino EX OPERÀRI, composto di EX, fuori, e OPERÀRI lavorare, da ÒPERA, lavoro manuale, fatica, attività, servizio.
    (cfr. www.etimo.it)


Spettabile Civiltà Occidentale,
In virtù di tendenze a me sgradite, riscontrate da parte sua (nella persona di un numero considerevole di individui facenti parte come me della sua organizzazione);
Stante il fatto che tali tendenze, seppure con discontinuità, accadono con una frequenza statistica rilevante,
Ho deciso di iniziare uno sciopero ad oltranza.

Prima di comunicarLe i dettagli dello sciopero, mi preme descrivere tali tendenze di cui sopra, che mi vedono ormai costretto ad intraprendere una drastica risoluzione:
1- Tendenza a non comunicare al sottoscritto le proprie emozioni, sia emozioni da Lei ritenute negative (paura, ansia, nervosismo, insicurezza e quant'altro) sia emozioni da Lei ritenute positive (amore, affetto, gratitudine, riconoscenza e quant'altro), o a comunicarle con ritardo e accampando deboli scuse e /o mezze verità, le quali a loro volte provocano nel sottoscritto l'insorgere di emozioni da Lei ritenute negative (paura, ansia, nervosismo, insicurezza e quant'altro), con conseguente calo delle prestazioni lavorative (fenomeno altrimenti detto "scazzo").
2- Tendenza a pretendere dal sottoscritto la comunicazione di tali emozioni, secondo modalità e tempestiche che appaiono incomprensibili o impossibili da soddisfare.
3- Tendenza a presumere che il sottoscritto conosca le altrui emozioni, e conseguente problema di comunicazione delle suddette (si veda ai punti 1 e 2).
4- Tendenza a suddivere le emozioni in "positive" e "negative" (si veda ai punti 1 e 2), con un'arbitrarietà spacciata per oggettività che provoca non pochi disagi e non pochi problemi di comunicazione e che, in fondo, appare come un modo assai presuntoso di dividere l'affascinante complessità della vita in categorie razionali.

In virtù di tali tendenze, e a fronte dell'impossibilità da me riscontrata nel farvi fronte, sia su scala individuale che generale, proclamo il suddetto sciopero, che verterà sulle emozioni.
A partire da ora provvederò a non provare emozioni, siano essa astrusamente da lei giudicate "positive" o "negative". Ciò per riaffermare la differenza, formale e sostanziale, tra educazione/buone maniere da una parte, e rispetto per l'individuo in quanto persona dall'altra. Per dare un giusto peso e un onesto riscontro fattivo alla comunicazione, verbale e scritta, senza le quale, mi domando con un pizzico di provocazione, è difficile capire la differenza tra l'uomo e la scimmia, avendo quest'ultima, tra l'altro, due pollici opponibili in più di noi. Per non subire più prodotti artistici che parlano delle esigenze economiche e/o egocentriche dell'artista, e che non soddisfano mai la domanda fondamentale di un fruitore: "machevvordì?". Per non dover subire i vari Morelli di turno che spiegano in meno di 100 pagine ciò che serve per essere felici.
Avrei sperato (visto che sono in sciopero, sennò avrei usato "spero") di non dover ricorrere a questa misura, che riconosco razionalmente come drastica, ma che attualmente appare come l'unico modo per ribadire l'importanza assolutamente non formale di espressioni quali "grazie", "scusa", "mi dispiace", "prego", "mi interessa/non mi interessa", "voglio/non voglio", "posso?", "disturbo?", "sto bene/sto male", "nessun problema", "ho sbagliato"; potrei continuare ancora per molto, ma siccome continuare l'elenco farebbe insorgere in me sentimenti quali fastidio, dolore o dispiacere, non ho intenzione di compromettere lo sciopero.
Resto in attesa di Sue proposte, e le porgo dei freddi saluti.

(Lettera Firmata)



-Dal film "la classe operaia va in Paradiso"
assemblato da matteoplatone alle ore 15:49
categorie: s come sesso
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domenica, 04 gennaio 2009

    Montagna- dall'aggettivo MONTÀNEUS pari al latino classico MONTÀNUS, montano da MÒNS -genitivo MÒNTIS -monte.
    (cfr. www.etimo.it)

-Coscienza, che faccio, scrivo?
-Zzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzz
-Coscienza? Ci sei? Posso parlare di Maometto?
-Zzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzz
-Te possino...

    Se la montagna non va da Maometto, Maometto va alla montagna.
    Immaginate la gente che sta sulla strada tra Maometto e la montagna, qualora la seconda decida di fare visita al primo, che è un po' di tempo che non si fa vivo. Uno sfacelo. Case distrutte, vite spezzate, campi rovinati e chissà cos'altro. Poi la gente comincerebbe a detestare Maometto, a dirgli "oh, ma ci potevi andare tu dalla montagna, no? Era così difficile? Guarda i danni che ha provocato mentre veniva da te. Scommetto che quando l'hai vista all'orizzonte non te ne sei stato in casa a preparare la cena col segnaposto montagna, il centro tavola, il servizio di piatti buono, ma hai mosso i piedi e le sei andato incontro per non farti distruggere la casa, perché altrimenti le tue sette mogli ti avrebbero linciato, specie
Khadija".
    Insomma, è molto più facile se è Maometto a muoversi.
    Tu hai passato il capodanno in montagna, e di certe cose ne sai qualcosa. Pensavi di essere là in quanto persona, hai scoperto di essere stato là in quanto "ragazzo/fidanzato di". Il ruolo, e non la persona. Uno potrebbe pensare "eh, ma che differenza c'è? Oh, quanto sei pignolo, barboso, barborso, serioso, seriorso! Take it easy, bella lì, bella ski, bella lugosi..."
    "Se la montagna non va dal marito di Khadija, il marito di Khadija va alla montagna" non suona un granché. Provate a dirlo in giro, mediamente vi risponderanno "chicazzè il marito di Khadija?" o anche "chicazzè Khadija?".
    E' che se parli col marito di Khadija, alla fine non te ne frega un granché quando parla dell'arcangelo Gabriele comparsogli nel deserto: c'è pure rischio che lo prendi per pazzo o roba del genere. Oppure c'è caso che ti metti a fare paragoni, e dici a Khadija "cioètteprego, lui ha avuto una rivelazione nel deserto, ha fondato una religione, tu che fai nella vita? Sei una mercante!". Oppure costringi Maometto a spiegarti perché non mangia carne di maiale, ma non è che può spiegarti un precetto religioso in termini razionali o logistici. Fuor di metafora si potrebbe dire "beh, ma lui era Maometto!"...sì, ce lo sappiamo, ma anche qui si applica un ruolo (storico) ad un tizio che un giorno si è trovato a sentire le voci nel deserto, e lì per lì magari ha pure pensato "oh, devo smettere di bere vino!": se Maometto si fosse dato una simile spiegazione, non ci sarebbe stato l'islam (su questo punto la Fallaci è stata molto fallace). Avrebbe comunque smesso di bere vino, ma non avrebbe fondato una religione.
    Ecco, ad andare alla montagna con questi presupposti, poi ti ritrovi ad un cenone di fine anno in cui tutto è perfettamente organizzato, ma in cui la gente non parla, o parla poco e di cose di poco conto, e l'imbarazzo diventa uno spettro che fa "buh" e che si cerca d'ignorare/scacciare; e si tratta di laureati o laureandi, non è mica il cenone della famiglia Neanderthal. E questo è il climax di un "Grande Fratello" versione light (perché c'è la tv, il cellulare, e ogni tanto si esce), in cui manca l'affiatamento, manca il gruppo, manca un senso comune al di là di "cheffamostasera", e in cui mancano, per esempio, giochi di società, ma sia Dio che Allah avrebbero inventato cose come il gioco dei mimi, obbligo o verità, e altre forme di socializzazione...Ben presto inizi a sentirti un elefante in una cristalleria (pregasi eventuali lettori col pallino per i paragoni di risolvere il dilemma "il cristallo è inferiore all'elefante?"; la soluzione verrà fornita in fondo al post); se ti muovi trema tutto, se stai fermo ti afflosci
; intuisci la difficoltà, ma non riesci a indagarla. Poi arriva l'alcool: i cristalli e l'elefante iniziano a sballonzolare, e provochi il patatrac in forma di demolizione verbale, da perfetto idiota senza possibilità d'appello. Provochi il patatrac, ti confronti col patrac, e siccome nel tuo mondo non vigono sconti, ti assumi le tue responsabilità con la persona coinvolta al netto dei cordiali vaffanculo, laddove la persona coinvolta, per quel che hai visto o sentito, va di scuse a buon mercato, come il classico "avevo bevuto" (col capodanno islamico queste cose non succedono), si tratti di Maometto o di Khadija. Poi magari Khadija racconta tutta una serie di aneddoti al riguardo per spiegarti che ciò non è vero, ma tu resti convinto che Ghandi si sia ubriacato e abbia picchiato almeno una persona nella vita, e che quella persona di Ghandi dica che è un violento e un ubriacone. Poi magari la gente sa tutti i cavoli di Maometto, da Khadija o dal blog di Maometto, ma siccome non dà confidenza, con Maometto fa finta di nulla, e si limita a fare battute e a scherzarci, perché ehi, è solo una battuta.
-Oh, Maometto, ci facciamo un goccio di vino?
-Oh, Maometto, ma è vero quello che si dice dell'arcangelo Gabriele?
-Oh, Maometto, io lo so che tu e Khadija vi amate e che sarete sempre felici insieme, ma vuoi più bene alla prima o alla quarta moglie?

    Maometto, siccome non ha voglia di farsi cazziare dall'arcangelo Gabriele nel deserto, prende, porta a casa al netto dei patatrac, e si dice "ok, devo imparare non tanto a non prendermela su tali battute, ma ad indagare, nei limiti insondabili della natura umana, il motivo da cui scaturisce l'irritazione", impara qualcosa di nuovo dalla vita e va avanti; lo fa al netto dei limiti che gli altri si impongono e impongono, trattandoli alla stregua di tabù religiosi senza neanche rendersene conto, in apparenza. E lo fa perché quella di Maometto è una metafora, perché tu che la usi per aggiungere un qualcosa al significato della vita che conduci non sei un profeta e non devi salvare il mondo, e perché di mogli non ne hai né sette né una. Al limite hai una ragazza che invece di mediare coi notai va' in paranoia per due giorni abbondanti perché si domanda "ma se lui non va d'accordo con le mie amiche, siamo compatibili?". L'unica risposta che ti viene in mente è quella che daresti ad un qualunque ragazzo di una tua amica, ad una qualunque ragazza di un tuo amico, o ad un qualunque ragazzo di un tuo amico e ad una qualunque ragazza di una tua amica, escludendo per brevità le combinazioni poligame:

    Esticazzi.
  
-Soluzione al dilemma
"il cristallo è inferiore all'elefante?"-
Pregasi cliccare col tasto sinistro del mouse questa graziosa scritta in verde.
(cioè dovete cliccare per la soluzione, la soluzione non è "pregasi cliccare col tasto sinistro del mouse questa graziosa scritta in verde").


Io ti amo
e se non ti basta
ruberò le stelle al cielo
per farne ghirlanda
e il cielo vuoto
non si lamenterà di ciò che ha perso
che la tua bellezza sola
riempirà l’universo

Io ti amo
e se non ti basta
vuoterò il mare
e tutte le perle verrò a portare
davanti a te
e il mare non piangerà
di questo sgarbo
che onde a mille, e sirene
non hanno l’incanto
di un tuo solo sguardo

Io ti amo
e se non ti basta
solleverò i vulcani
e il loro fuoco metterò
nelle tue mani, e sarà ghiaccio
per il bruciare delle mie passioni

Io ti amo
e se non ti basta
anche le nuvole catturerò
e te le porterò domate
e su te piover dovranno
quando d’estate
per il caldo non dormi
E se non ti basta
perché il tempo si fermi
fermerò i pianeti in volo
e se non ti basta
vaffanculo

-Stefano Benni, "Io ti amo"

assemblato da matteoplatone alle ore 06:19
categorie: m come morale
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domenica, 28 dicembre 2008

Sproposito- dal latino EX, fuori di e PROPÒSITUM, tema, argomento.
    Cosa detta fuori di proposito, di regola, di ragione; Errore massiccio.
    (cfr.www.etimo.it)

    Domani parto, vado a passare l'ultimo dell'anno in quel di Abruzzo dalla mia ragazza e tutto il resto.
    Che uno poi dice "ma che ci vai a fare nella Marsica, se nevica, è freddo, non mangi gli arrosticini e sei convinto che Silone fosse un collaborazionista?".
    Che però uno poi pensa "sì, ma non è che a Perugia, con la nebbia, il freddo, la pioggia, i Baci Perugia e Sandro Penna il Natale sia stato un granché". Tipo che la sera della vigilia stai a parlare (giuro) in camera tua con la tua ragazza, e tua sorella e tuo cognato tengono l'etere in ostaggio urlando per trenta minuti in inglese, facendo tremare le Mura di Jericho, e shut up, fuck you, so long and thanks for all the fish, e la tua ragazza candidamente ti dice "no, ma se capissi cosa dicono, almeno mi farei un'idea", e tu traduci "zitto...zitta...vaffanculo ...no, vaffanculo tu...no, sta' zitto tu...no stai zitta tu", e la sua idea non migliora di molto. Poi il giorno dopo ti devi pure sentir dire da tua sorella che sei maleducato perché fai le battute a sproposito (ma a sproposito eh!) e metti in imbarazzo la gente (ma la gente eh!) e un giorno prima o poi qualcuno ti spaccherà la testa (malatesta, eh!) così imparerai a fare le battute, che anche se fai il dottorato di ricerca e hai una compagnia teatrale quello solo sai fare, le battute a sproposito (ma a sproposito, eh!) anche perché si sa che nelle coppie sposate è normale che si litighi così, e tu che ne vuoi sapere? Roba che ti veniva da dire "ehi, litigavi così anche prima di sposarti". Allora ti rendi conti, e la cosa ti fa riflettere, che è più interessante, con la nebbia, il freddo, la pioggia Sandro Penna e compagnia bella, stare dentro la cappella di famiglia, con la tua ragazza che ti aspetta fuori perché tu le hai chiesto un minuto da solo per parlare con la foto di un tizio morto. E a 'sto tizio gli devi chiedere scusa, tra l'altro, perché i giorni prima che l'operassero tu sei stato un po' stronzo, egoistello e concentrato sui fatti tuoi per pensare alle sue angosce e alla paura, arrivata nelle settimane prima, che quel tumore alla testa potesse non essere proprio benigno come s'era detta qualche mese prima. Sì, eri vessato dalla discussione della tesi prima e dallo stress post tesi poi, e sotto sotto dovevi eludere la paura che iniziava a dire "ehi, forse qualcuno morirà", ma a conti fatti (i quali conti includono emorragia cerebrale post operatoria, semiparalisi e una tonnellata di medicine volte a modificare la chimica del cervello e quindi il pensiero), quelli erano gli ultimi giorni veri per poter parlare con tuo babbo. E Sigismondo Freud e Carlo Gustavo Jung direbbero che in quella cappella di famiglia in realtà hai chiesto perdono a te stesso, per fare i conti con un pezzo di psicomortadellaesistenziale ammuffita che stava nel frigo da troppo tempo. Tu sai solo che in casa tua di certe cose non si parla, se non per dare comunicazioni di servizio ("ieri siamo andati al cimitero. Tu ci vai?"), forse per non mettere in imbarazzo le altre persone, tra cui se stessi, e so long, and thanks for all the fish. Poi uno fa le battute, e succedono le tragedie.
    Poi la sera fai una festa a sorpresa per il compleanno del tuo migliore amico che, essendo nato a Natale, è un po' più sfigato di uno nato il 29 febbraio perché la società occidentale, in combutta con la Coca Cola, fa sì che tutti siano impegnati per la sera del 25 dicembre. E lì, anche se sei stanco, spossato e c'è una cane iperattivo che impazzisce per i palloncini, senti di appartenere alle scelte che hai fatto al netto delle battute a sproposito (ma a sproposito, eh!), all'imbarazzo che provochi a quelle persone che, a prescindere dallo stato coniugale e dal cognome, hanno il frigo pieno di psicomortadellaesistenziale ammuffita, e per fuggire in fretta e furia dal frigo ti vengono puntualmente addosso.

    Per quest'anno è tutto, cari lettori e care lettrici. Nell'augurarvi un buon anno, vi lascio con l'importante messaggio della seconda specie più intelligente del pianeta (l'uomo, contrariamente alle aspettative, è la terza).


-"Addio, e grazie per tutto il pesce", dal film "Guida Galattica per Autostoppisti"
assemblato da matteoplatone alle ore 20:48
categorie: s come sesso
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domenica, 21 dicembre 2008

    Festa- dal latino FÈSTA (sottinteso dies, giorno), che attiene allo stesso radicale di FÈSIAE, forma primitiva di giorno feriale. Altri lo dà per congenere al greco ESTIÀÔ per FESTIÀÔ festeggio banchettando, ma propriamente accolgo ospitalmente, accolgo al focolare domestico da ESTÍA per FESTÍA focolare della casa.
    (www.etimo.it)

    Gli antichi adagi, vattelapesca tu quanto antichi e quanto adagi, recitano "Natale con i tuoi, Pasqua con chi vuoi".
    A Natale, giorno in cui non si capisce se sia nato Gesù Cristo, e allora la lettera va mandata dalle parti di Gerusalemme-Betlemme, o se la fiorente industria dello sfrummento degli elfi abbia preso in mano la baracca, e allora la lettera va mandata in Lapponia, è d'uso fare regali. C'è la crisi, c'è la recessione, c'è il prezzo delle scarpe che in Iraq è salito alle stelle, ma nonostante tutto si cerca di fare regali et un pranzo come si deve per almeno un giorno. Un giorno in cui molteplici strade convergono attorno ad una tavolo, o un albero, una piazza o una chiesa. C'è chi considera ciò ipocrita e prova il più possibile a starne alla larga, c'è chi sbriga la pratica come un professionista delle festività, e c'è chi prova ad inalare la parte meno consumistica dello spirito natalizio, e always Coca Cola vorrei cantare insieme a voi con magica armonia.
    A prescindere dal punto di vista, un dato resta immutabile: a Dicembre, se devi andare in un centro commerciale dal venerdì alla domenica, rischi di odiare il Natale, Gerusalemme-Betlemme, gli elfetti proletari sottopagati, la Lapponia, la famiglia e compagnia bella. Resse e risse alle casse, commessi dal viso rosso e dismesso per lo stress da fissa festiva, grosse e grasse file per strada: tutto, pur di fare una benedetta sorpresa a qualcuno nel tripudio di addobbi rossi ed esse a iosa.
    Nella matteoplatonica dimora, tuttavia, lo spirito natalizio vive secondo regole leggermente diverse, e non per snobismo dei suoi abitanti. C'entra il fatto che un anno fa, a Natale, il pater è morto dopo lunga malattia, lasciando dietro di sé una scia di telefonate dal tono "Buon Natale, Matteo, come va'?", "Emh, è un po' complicato...". Un fatto che, in linea di massima, toglie la voglia di festeggiare il Natale, o quanto meno fornisce una scusa decente per declinare inviti e non fare regali. Il sottoscritto, quest'anno, si è trovato invece a voler festeggiare 'sto benedetto compleanno del figliastro di un falegname il cui vero padre è probabilmente un siciliano che di cognome fa "Lo Spirito" e di nome "Santo". La morte è una componente della vita. Una componente dolorosa, a volte, con cui non puoi fare i conti perché i conti non tornano mai. E' come fare il conto con le stagioni: in apparenza puoi pensare che sia facile, non ci sono più le mezze stagioni, quindi non devi fare i calcoli con le frazioni. Quando vai nel dettaglio, invece...con l'inverno che fai? Lo sommi all'estate? Lo dividi? Lo moltiplichi? Fai inverno-elevato-all'estate, o estate-elevata-all'inverno? Radice estiva di inverno o radice invernale dell'estate? C'è l'estate e c'è l'inverno, o se non c'è l'estate è perché siamo schiattati d'inverno. La natura è molto semplice, siamo noi che tendiamo ad essere complicati: è per questo che Dio ha inventato i saldi di fine stagione.

    Mia sorella italiana e suo marito australiano, che vivono in Irlanda, per Natale tornano ovviamente in Italia. Mia sorella, giustamente, si è lamentata quando sono tornato single, perché ha rischiato di comprare un regalo natalizio a vuoto e perché non le ho potuto dire se si trattava di una rottura definitiva o meno: per evitare di turbarla, quindi, non l'ho avvertita della riconciliazione; tanto che c'ero, non le ho nemmeno detto che la mia ex ex-ragazza sarà presente per Natale. Siccome mia sorella mi vuole bene e non mi vuole turbare nella affannosa ricerca di un regalo per lei e per suo marito, ha scritto un mail per farmi sapere cosa vuole per Natale: una maschera per i capelli (un argomento su cui non sono molto ferrato, in quanto calvo) alla noce brasiliana. Ovviamente il regalo non deve contenere:

- Propylene Glycol
- Sodiun Lauryl Sulfate
- Sodium Laureth Sulfate

perché sono sostanze dannose. Siccome mia sorella mi vuole bene, mi dice che nessuno dovrebbe usare questi prodotti, e questo post è scritto anche per voi, care lettori e care lettrici, perché vi voglio bene e mi preoccupo per voi (a parte uno o due tizi di Imperia bassa che proprio mi stanno qui), ed un po' è scritto pure da mia sorella, che se vi conoscesse vi vorrebbe bene. Per suo marito, che i più furbi tra voi avranno capito essere anche mio cognato, mi sconsiglia di comprare alcolici perché non si possono portare in aereo. Però dice che il coniuge ha da poco comprato un computer, quindi potrei (POTREI, badate bene) comprare un optical mouse con pennetta usb. Io azzardo, così, per dare potere all'immaginazione e al mio ascendente Acquario, un "e se gli comprassi un joypad?". Mia sorella risponde un "Joypad? Intendi quelli per la playstation? No, per la playstation ne abbiamo già due, li danno con la scatola base. Prendi l'optical mouse", e io penso "ah, avete la playstation?" e anche "un simile discorso rientra sicuramente in una tecnica retorica riflessa volta a non far deviare il discorso dall'ipotesto volgarmente noto come Licazzimiei". Allora, in un rimasuglio di senso famigliare, informo della discussione la matteoplatonica madre, cercando un barlume di solidarietà famigliare. Lei legge lo scambio di mail, ride, e poi dice:
-Ah, a proposito, hai intenzione di farmi il regalo, quest'anno?
-Certo, per una volta che ho dei soldi per farlo.
-Bene, allora ti dico cosa mi devi regalare: dei bastoncini d'incenso. Quando ci vai dimmelo, così ti dico quali mi devi prendere.


   Conclusione: sono quasi sicuro di essere stato adottato. Se la mia vera famiglia legge questo post, si faccia avanti: se ciò avviene entro il 23, forse faccio in tempo a comprare un regalo. Tranquilli, niente roba che contenga
Propylene Glycol, Sodiun Lauryl Sulfate o Sodium Laureth Sulfate.
    P.S.
    Cara vera famiglia, se sei ebrea ti faccio in ritardo gli auguri per Hanukkah, e ti dico in anticipo che non ho intenzione di farmi circoncidere.




-Dal film "SOS Fantasmi"
assemblato da matteoplatone alle ore 20:07
categorie: f come fiducia
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martedì, 16 dicembre 2008

Credere- dal latino CRÈDERE prestar fede, affidare, confidare.
    (www.etimo.it)

    E prima di iniziare con la nuova puntata di Dawson's Creed, un breve riassunto del finale della scorsa stagione.
    Dopo l'ennesima lite, Dawson decide di punto in bianco di lasciare Joey: è stanco di tirare per due una relazione che è tale più che altro nelle parole, ma non nei fatti. E mentre Joey riflette sulle responsabilità che ha evitato di affrontare negli ultimi mesi, mentre si rende conto di aver forse perso l'unica persona cui abbia mai detto "ti amo" dal profondo di un cuore troppo spesso spaventato dalla vita, Dawson si dà al gioco d'azzardo e al confronto col suo demone interiore, incredibilmente somigliante a Maurizio Gasparri.
   
(SIGLA)

    AIDON UONNA UEIT FORÀUAR LAIVS TU BI OVER
AI UAN TUNÒ RAIT NAU UAT UILL IT BI...

    (PUBBLICITÀ DI ASSORBENTI)
   


   
Uno a volte può sentirsi stupido a star lì davanti ad una tastiera, magari nel mezzo di una notte che per tutti gli altri è una notte come tante altre, a picchiettare sui tasti mentre Testa, Cuore e Pancia provano a mettersi d'accordo su cosa vogliano per il proprietario. Eh sì perché la Pancia non accetta compromessi, e nemmeno inciuci: il cervello, invece, è più mastelliano, sebbene "cervello" e "Mastella" nello stesso concetto sembrino a prima vista una contraddizione. Il Cuore, nel dubbio, pompa sangue e tiene sveglia la baracca. Uno a volte deve avere il coraggio atavico di spalancare la bocca e far uscire ciò che sente premergli nelle viscere, anche se ciò sembra illogico, irrazionale e profondamente contrario all'istinto di autoconservazione, tipo un extracomunitario che va ad una festa della Lega. la Testa è convinta che più sotto sia un rutilare di macigni, mentre invece, a posteriori, una volta saltato il fosso, ci si rende conto che era solo uno sciame di farfalle che, a stare lì sotto, rischiava di tramutarsi col tempo in una selva di variopinte ali in decomposizione. Bei colori, per carità, ma pur sempre un'ecatombe dettata dall'immobilismo e dalla negligenza verso la vita.
    Ciò che dà la sensazione di fregatura, nelle relazioni, aumenta in proporzione a quanti pezzi di armatura getti per far sì che la luce di un sentimento potente che arde dentro di te si diffonda per miracolo da sotto la pelle: se c'è luce c'è ombra, se c'è ombra c'è paura. E quella particolare nudità, spirituale ancor prima che fisica, fa sì che la Testa ogni tanto risponda alla paura con l'orgoglio, e dica "eh no! Troppa luce! Troppa luce! Ma stai scherzando? Mi vuoi diventare cieco?"; allora basta che la persona che ami tenga un solo pezzo della propria, di armatura, per far sì che ti arrivi tutta la fragilità della tua pelle esposta. Allora ti rendi conto che l'Eden non esiste più, che in mezzo ci sono state una mela, un paio di foglie di fico e cinquant'anni di malgoverno dei democristiani. Questo ti toglie le forze: per risposta a volte arrivi persino a schermare completamente la luce, a raccattare al volo qualche pezzo della tua armatura che, magari, avevi gettato per strada. Ma c'è un punto, nei delicati e paradossali equilibri che regolano la vita, in cui ti rendi conto che la Testa a volte prende gli errori commessi dalla persona amata per forgiare una nuova armatura, un modello deluxe a prova di sentimenti, e siccome è molto diversa dalla vecchia, rischi persino di scambiarla per pelle. E se tanto che tanto avevi iniziato a fatica ad applicare il sano "bussa e ti sarà aperto", ora rischi di trovarti barricato dentro la tua casa, a gridare "col cazzo che apro!" mentre lei è fuori dalla porta in lacrime che urla per farsi sentire; quando finalmente se ne va, aprendo la porta scopri che ha lasciato qualcosa per te. L'amore e l'orgoglio iniziano a tirarti da una parte e dall'altra, col risultato che stai immobile davanti alla porta a fissare quel dono, e il veleno ancora in circolo ti fa pensare "ehi, è una trappola, col cazzo che ci casco", o a postulare miriadi di assiomi in base ai quali comunque quel dono non va bene, andava fatto prima, andava fatto meglio, e alla fin fine te l'ha lasciato perché se la fa sotto, ora che ti ha perso e non può più metterti tra sé e le proprie paure. Rientri in casa, e dopo un po' la senti bussare di nuovo: fosse domenica mattina sarebbe un testimone di Geova, ma è mercoledì pomeriggio e non aspettavi nessuno, ergo è lei. Il gioco si ripete finché, banalmente, non ti rendi conto che hai barricato le porte e le finestre di casa: per proteggerti da lei ti stai proteggendo dalla Vita, quella con la "V" maiuscola (no, non la "V" per Vendetta), e tutto questo perché sei innamorato e compagnia bella.
    Tutto questo per dire che sì, ai telespettarori può sembrare stupido che nella terza serie Dawson e Joey tornino insieme, e forse i telespettatori hanno ragione. Vedono Dawson aprire la porta dopo tre tentativi di Joey, lo vedono abbracciare Joey e dirle "ti perdono"; vedono Joey con gli occhi lucidi che dice "grazie", e ripetere le scuse che aveva già fatto in precedenza da dietro la porta. E i telespettatori hanno mille ragioni per dire che, in effetti, la riconciliazione è una cavolata bella e buona, un mastodontico buco della sceneggiatura aggravato dalla pessima recitazione. I telespettatori fanno bene a valutare scena dopo scena se Joey sia davvero cambiata ed abbia davvero deciso di crescere accanto a Dawson (in effetti pure Dawson ha ancora parecchio da imparare sulla vita...). Sicuramente hanno ragione i telespettatori, mentre stanno barricati nella propria casa oltre la soglia di una porta cui nessuno bussa più perché da troppo tempo rifiutano di accettare che non si tratta di credere mai in qualcun altro, ma prima di tutto in sé stessi, anche quando fa male, anche quando è solo un filo esile a tirare, mentre gli uragani scatenati dalla paura spingono in tutt'altra direzione e ti scopri muto nell'urlare alla tempesta il motivo che anima la luce al di là del dolore.


    P.S.
   
No, Pacey non c'è nella terza serie. La faccenda del telefilm è tutta un'allegoria, guardate meno tv e leggete più libri (o più blog che iniziano per "Assioma di Cole")!

Sta' in ascolto. Sii percettivo. Non creare barriere, filtri e resistenze. Non porre ostacoli tra te e il mondo e tra te e te. Una casa senza pareti e porte.
- Teatro dei Tre Mondi, "Il Metro"
assemblato da matteoplatone alle ore 05:01
categorie: c come comunismo
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lunedì, 01 dicembre 2008

    Carogna- probabilmente dal latino CÀRO carne, con la terminazione ONIA comune ad altre voci. Altri con strana ipotesi dal greco CHARÒNEION il baratro infernale e fig. luogo puzzolente.
    (cfr. www.etimo.it)

    Dai meandri di un post relazione e di una forma pre-influenzale divenuta ormai influenzale, sbuca fuori a tormentarmi la Carogna. La Carogna è un mostro non esattamente bello bello bello in modo assurdo, e che cerca di fare squadra con te dandoti consigli assurdi e fomentando ogni tua più piccola paura, andando a scovare quelle più recondite, che magari neanche pensavi di avere. In questa particolare fase della mia vita, trova terreno fertile nel testosterone.
    A beneficio delle donne che leggono questo blog perché pensano che l'autore sia un uomo sensibile, spiegherò brevemente come funziona il rapporto cervello-testosterone nell'uomo. Prima di continuare a leggere, se siete fidanzate/sposate/è complicato, pensate fortemente al vostro uomo, a come è dolce, gentile e fedele con voi. Lui non fa differenza. Se invece siete maschi, e per colpa di questo post finirete per litigare con la vostra Lei...sì, sono un infame della peggior specie.
    Il Testosterone funziona come la palla di neve dei cartoni animati: discende a velocità che varia da uomo a uomo, ma comunque discende a valle. Ogni volta che un uomo riceve un'offerta sessuale più o meno concreta,  o semplicemente conosce una che gli fa dire tra Sé ed Es "anvedi questa" pure se è di Bergamo alta, si trova a fronteggiare la palla di neve. Maggiori stimoli riceve l'uomo, più la palla di neve aumenta la propria velocità; questo spiega perché i cartelloni pubblicitari e le reti televisive piazzino sise e chiappe a iosa. Naturalmente quando la palla di neve raggiunge proporzioni gigantesche, resistere alla profferta sessuale non è più un fatto di gusto, ma di intervento divino. Tenete presente, inoltre, che quando la palla di neve è particolarmente grossa l'uomo manifesta strani effetti collaterali, come ad esempio la convinzione che qualunque donna interagisca con lui sotto sotto ci voglia fare sesso: "hai visto quella che mi ha chiesto la sigaretta? Hai visto come l'ha messa in bocca?", "Oh, mi ha stretta la mano, ma l'ha tipo lasciata scorrere invece di stringere e rilasciare...cioè, me l'ha appoggiata". Ecco perché l'uomo rischia di andare a letto con tipe che, a palla di neve in posizione di partenza, non filerebbe manco di pezza, mentre quando essa è a valle si accontenta di una donna che soddisfa due categorie:
    1- Respirazione.
    2- (facoltativo) Mancanza di sfregi di particolare rilevanza sul corpo.

    L'eiaculazione funziona da rimedio parziale, facendo ripartire da zero la palla di neve, al netto del periodo refrattario; se il vostro periodo refrattario, come taluni blogger, dura quanto una sigaretta, capirete bene che la faccenda è alquanto problematica.
    Quanto esposto sopra spiega perché anche l'uomo impegnato pratichi l'autoerotismo, posto che:
    1-Esistono due tipi di uomini, quelli che si masturbano e quelli che lo ammettono.
    2-Io non mi masturbo.

    La Carogna  tutto questo lo sa bene, ed ecco perché, mentre cerco di non proteggermi dalla vita e affronto le conseguenze di quel "basta" pronunciato una settimana fa, non la smette di darmi il tormento, urlando "Yabbadabadoo!" e colpendo forte sulle parti più fragili, senza soluzione di continuità.
    -Ciaaaaao, sono la tua Carogna, ti ricordi di me? Volevo dirti che, insomma, sarà il caso di vendicarsi no? Dai, è lei che ha sfasciato tutto, tu sei quello dritto e buono. Sarà il caso di fare il cattivo una volta ogni tanto, no? Dai, adesso mica vorrai dirmi che stai a credere alla storia "avevi ragione ho sbagliato questo e quello e quell'altro sono stata una stupida ma ora sono pronta" e compagnia bella? Ci siamo già passati, no?
    -Ciaaaaaao, sono la tua Carogna, ti ricordi di me? Volevo dirti che, insomma, ma stai ancora a pensare a quella? Ti rendi conto che è abruzzese? Cioè, il Molise si è staccato dall'Abruzzo, ed ha preferito essere il Molise, piuttosto che gli Abruzzi. Davvero pensi che a Campobasso e Isernia siano così stupidi? Secondo me ancora pensi a lei perché, sotto sotto, pensi di non valere abbastanza. Ci accontentiamo, eh?
    -Ciaaaaao, sono la tua Carogna, ti ricordi di me? Volevo dirti che sì, magari Badoo non è il caso. Quando hai ragione, hai ragione. Perché non provi Colpo di Fulmine?

    -Ciaaaaao, sono la tua Carogna, ti ricordi di me? Volevo dirti che mi pare da stupidi scrivere di certe cose, perché poi lei legge tutto. Tienitele per te, no? Ah, vuoi fare quello sensibile...fuuurbo...sì, fa colpo sulle donne. Allora ti lascio stare va'. Bravo, bravo. Non lo fai per questo? Bella battuta, era davvero buona. Sei proprio una sagoma!


    Sono miriadi di impulsi e sensazioni al secondo che rischiano di fregarti appena ricorri al concetto di "giusto/sbagliato", scatenando la hybris razionalista che puntualmente si ritorce contro con gli interessi. Se ti giudichi, la Carogna ti spezza. Forse la Carogna ha più paura di te, e cerca di proteggersi parlando una lingua che non puoi capire, solo riconoscere. Per intanto, i tuoi istinti aggressivi li sfoghi giocando a Texas Hold'Em: pelare giocatori da cinque continenti non procura orgasmi, ma almeno la circonferenza delle braccia resta grossomodo equivalente.



-Corrado Guzzanti imita Gabriele La Porta e Gianfranco Funari, da "L'ottavo nano"
assemblato da matteoplatone alle ore 20:36
categorie: c come comunismo
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mercoledì, 26 novembre 2008

    Milano- I Romani le dettero il nome di Mediolanum, che probabilmente riproduce un toponimo celtico (in mezzo alla pianura). Un'altra ipotesi etimologica si basa sul primo simbolo della città, la scrofa semilanuta (in medio lanum). La discussione tra le due etimologie è ancora aperta, estesa a una ventina di altre ipotesi, proprio come avviene per la ricerca dell'origine della parola Roma.
    (cfr. it.wikipedia.org)

    Siori e siore, ecco a voi il terzo ospite dell'antologia di Las Vegas edizioni. E' un ospite che si presenta da solo, nel senso che si è preso carico dell'incombenza: Paolo Cacciolati. Il video finale l'ha scelto Paolo, una canzone dei Baustelle dedicata allo scrittore Luciano Bianciardi, mentre quer brutto pasticciaccio dell'etimo iniziale l'ho sbrigato io (Ingravallo non poteva, stava fissando una tipa morta).
    Paolo presenta un pezzo su Milano, una città con cui ho da sempre un ottimo rapporto. Ci vado poco.
    Date pure un'occhiata (per quelli di Genova: anche due, visto che è gratis) al blog letterario cui Paolo collabora, Lapoesiaelospirito, uno dei più letti nel settore.

    Paolo Cacciolati

    nato il quattro dicembre di una quarantina d’anni fa, vive in Piemonte tra Cuneo e Torino. Ha vinto vari concorsi di narrativa e ha pubblicato racconti su riviste letterarie e sui siti Nazione Indiana e Lapoesiaelospirito. Nel 2006 ha pubblicato con Fandango un racconto per la raccolta “Una palla di racconto”. Collabora con il sito Vibrissebollettino, pubblicando recensioni in Bottega di Lettura. In una data imprecisata di un anno imprecisato è prevista l’uscita del suo primo romanzo, per le Edizioni TEA.

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    Prima di abituarti a Milano, Milano si è già abituata a te,
    prima di abituarti alle strade che non hanno angoli precisi, perchè vanno un pò storte come gli pare, prima di abituarti a rovinare un'amicizia perchè a Milano non si lascia nulla di inconcluso, prima di abituarti a firmare un contratto e parlare di soldi, prima di abituarti che se ce la fai a Milano ce la fai dappertutto, prima di abituarti che a Milano si paga caro per mangiare male, prima di abituarti che qui la nebbia si appiccica ai bordi dei palazzi, prima di abituarti alle occhiaie tristi della cassiera all'autogrill di Cormano, prima di abituarti a inghiottire crostate di polveri fini, prima di abituarti al parcheggio multipiano e multicemento di Famagosta, prima di abituarti al capolinea della verde che sembra uno stomaco vuoto, prima di abituarti a questo intestino grigio che si riempie fermata dopo fernata, prima di abituarti a non guardare in faccia la gente nel treno, a non indagare se è vero che hanno il colorito come lo zafferano, anche se dicono che prendi il colore giallo solo i primi duetremesi, che poi dopo duetremesi la tua faccia si abitua e torna normale, prima di abituarti che la metà di quelli nello scomparto sono gialli di loro, thaicoreavietcong, e gli altri sono indupakibangladesh, prima di abituarti a ignorare la coppia peruviana che suona il banjo e dice grazie tendendo il cappello, prima di abituarti che è proprio vero che le ragazze di Milano hanno questo passo di pianura, quando scendono dalla metro hanno uno sguardo declinato retto su andatura marziale, prima di abituarti che in centro trovi anche gli autoctoni che devono esser lì da più di duetremesi perchè hanno la pelle normale, però spesso cotta di lampada, prima di abituarti a uscire alla Triennale senza farti spianare dalla gente che corre, prima di abituarti a prendere il tram giusto verso i Castelli, prima di abituarti a non prenderlo nelle direzione opposta, che ormai hai perso mezz'ora per tornare indietro e salire nella direzione giusta, prima di abituarti a questo tram con i rivestimenti di legno che scricchiolano insieme ai pensieri dei passeggeri, prima di abituarti che arrivi con 40 minuti di ritardo all'appuntamento e ti hanno già cercato al cellulare per avere notizie, prima di abituarti che c'è questo signore con gli occhialetti che è sceso in strada a fumare e parla al telefonino e quando alza lo sguardo verso di te non sembra neppure incazzato, prima di abituarti a salire e presentarti, prima di abituarti a non pensare al tuo accento tremendo, prima di abituarti a rilassarti, a pensare che ormai è fatta, prima di abituarti a chiacchierare con questo signore con gli occhialetti che al ritorno ti accompagna a piedi verso la Triennale, prima di abituarti che per accorciare si passa in mezzo al parco, prima di abituarti che lui non conosce Il padrone di Parise, però tu non hai letto La morte in banca di Pontiggia così siamo pari, prima di abituarti a non distrarti a guardare due che si baciano seduti su una panchina, che poi non si baciano soltanto è che limonano proprio, cioè vedi il guizzare roseo tra le mandibole tese, la guancia della ragazza percorsa dal di dentro da una specie di pallina che si sposta veloce, poi saltella di fuori e c'è questo sfregamento di punte che ancora un pò e si accendono come un fiammifero, prima di abituarti che è una vita che non vedi due che limonano, che l'ultima volta sarà stato a un festino del liceo, e ora ti ricordi che quel festino era a casa tua e i due che limonavano erano sul tuo letto, però non ti ricordi che cazzo ci facevi a guardare due che limonavano sul tuo letto, che poi quella volta non eri manco bevuto, preoccupato com'eri di quanto erano bevuti gli altri, dico, come si fa ad essere così idioti da fare una festa e lasciare libero accesso al mobile bar? ed era Frank quello che si era bevuto genepy e maraschino vomitando poi il tutto sul davanzale della finestra nella camera dei tuoi? prima di abituarti a questo signore con gli occhialetti che dev'essersi accorto che per un attimo sei andato da qualche altra parte, prima di dimenticarti dei due che limonano sulla panchina e di quegli altri due che limonavano sul tuo letto, allora ti rendi conto che forse ti stai abituando anche a Milano,
    che tanto Milano si è già abituata a te.



-Baustelle, "Un romantico a Milano"
assemblato da matteoplatone alle ore 12:25
categorie: m come morale
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