mercoledì, 20 agosto 2008

    Insonne- dal latino IN-SÒMNEM composto della particella IN = non e SÒM-NUS sonno.
    (cfr.www.etimo.it)

      Sono giorni strani, giorni tristi, giorni di attesa, giorni di disincanto, giorni di lavoro artistico-culturale, giorni di scazzo. Soprattutto, giorni di scazzo.
    Lo scazzo è un fenomeno sociologico che, al pari dell'ossessione per le doppie punte, meriterebbe d'essere studiato non dico da un Simmel o un Weber, ma da qualcuno un po' più dritto di Alberoni. Di sicuro non da Crepex: se sei scazzato e vedi Crepex che parla in televisione di scazzo, poi minimo ti scazzi ancora di più.
    Lo scazzo scorre potente e latente come un predatore sotto la superficie dell'acqua. Emerge appena sei convinto che le cose possano leggermente migliorare, o che lo stiano già facendo. Lui sta lì, sotto il pelo dell'acqua, ti vede che inizi a rilassarti, ad avere un minimo di serenità e -ZAC!- sbuca fuori e ti azzanna l'umore, rilasciando un veleno nero ad azione intermittente e rigorosamente prolungata. Lo scazzo lavora al condizionale (ma senza condizionale, perché ha degli avvocati che nemmeno certi parlamentari di Forza Italia, solitamente già di per sé avvocati), telefona quando vuole telefonare, non risponde quando non vuole rispondere, incassa ma non paga, anche se vorrebbe, avrebbe voluto, potrebbe, starebbe eccetera.
    Lo scazzo ti tiene sveglio a muginare e rimuginare. "E' mai possibile che?"...sì, è possibile. "Ma ci son più i giovani d'oggi di una volta?"...no, non ci sono. "E se l'Arcivescovo di Costantinopoli si disarcivescostantinopolizzasse?"...boh. Lo scazzo scorre potente in te, ed hai idea che durerà parecchio. Meno della civiltà occidentale, più di questa estate di ggente che magari non ti parla, ma intanto ti legge. E mentre legge pensa "Ah, bastardo! Sta parlando di me!" (tranquillo-barra-a: c'è altra ggente che lo pensa; non sei solo-barra-a). E questa gente potrebbe fare una festa, conoscersi, magari mettersi insieme; potrebbe scambiarsi aneddoti su quei blogger cui non rivolgono la parola, ma che leggono, o cui mandano gli auguri di compleanno anche se una volta gli hanno detto "non cercarmi più perché mi turberesti".
    Lo scazzo fa sì che sembri un po' malconcio, e quando sei malconcio generalmente arriva una tipa con istinto materno che, certe notti, un po' mamma un po' porca com'è, ti vuole raccattare. Siccome
in quell'oceano chiamato vita sei un marinaio provetto nonché provolone, sai che con rapido colpo di spina dorsale, onde evitare disastri, devi mettere sull'anima, sul cuore e financo sull'inguine un cartello con su scritto "divieto di raccatto", o al limite dotarti di discreto salvagente. Uè non si può restare soli certe notti, qui! (chi s'accontenta gode così così...).

Mai tornare indietro, neanche per prendere la rincorsa.
-Andrea Pazienza
assemblato da matteoplatone alle ore 06:23
categorie: i come intelligenza
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sabato, 16 agosto 2008

    PESARE- dal lat. PENSÀRE intensivo di PÈNDERE che vale lo stesso ed è congenere a PENDÈRE essere appeso o sospeso.
   
Tenere sospeso chicchessia nella bilancia per riconoscerne il peso con altro già conosciuto e certo.
    (cfr. www.etimo.it; il sottolineato è mio)

    A beneficio delle potenziali interessate, onde evitare spiacevoli fraintendimenti a danno delle suddette (ma soprattutto del sottoscritto), lascio come servizio di pubblica utilità un esiguo numero di semplici regole che, se seguite, permetteranno un sereno e proficuo rapporto tra il sottoscritto e le interessate (una per volta, sia chiaro). 
    La prolungata ignoranza di tali regole, all'interno del contesto denominato "relazione", può produrre i seguenti sintomi in uno o in entrambi i contraenti del rapporto:

-Tristezza.
-Frustrazione.
-Incredulità.
-Rabbia.
-Paura.
-Dolore.
-Fine della relazione.

    In virtù di un sano empirismo di stampo New Age,
si prega le appartenenti ai seguenti segni zodiacali di astenersi dalla lettura:

-Bilancia
-Cancro
-Pesci
-Sagittario
-Scorpione
-Vergine


15 regole da tenere presenti per una relazione con Matteo Platone (che poi sarebbi me):

1- No fellatio, no party.
2- Se nel corso del rapporto mi permetto d'insistere invece di mandarti a cagare, è perché, stante la sincerità dei miei sentimenti per te, magari in una o più occasioni hai pronunciato frasi come "ti amo", "sei la mia storia più importante" eccetera. Se le hai pronunciate perché sei cresciuta a pane e Dawson 's Creek ed hai notato che Joey diceva a Pacey le stesse frasi dopo una puntata che stavano insieme, allora dillo subito, così mi regolo (vedi al punto 15).
3- Se le tue amiche non sono findanzate, o si scambiano corna come figurine col rispettivo partner, magari non è il caso di prenderle a modello. Oppure non ti lamentare quando il Papa pontifica in materia di sessualità tra adulti consenzienti. Se non giochi, non pretendere d'imporre le regole.
4- Non mi diverto a ripetere le stesse cose. Di base, mi secca dalla seconda in poi. Se arriviamo alla centesima e ti lamenti pure che ripeto le stesse cose, v. punto 15.
5- Quando ti dico "eh, ogni tanto sbaglio, non fare l'errore di credermi/volermi perfetto solo perché sono un essere umano un po' più decente della media", non lo dico perché sono così perfetto da essere anche umile. Lo dico perché ogni tanto sbaglio eccetera eccetera.
6- Se ti comunico una mia esigenza, è una mia esigenza, non un capriccio.
7- Se pensi che nella vita difficile=sbagliato, dillo al tuo datore di lavoro. Scusa: dillo al tuo ex datore di lavoro. Poi passa al punto 15.
8- Se fai una cosa che mi fa incazzare e la tua giustificazione migliore è "siccome hai reagito male, allora non ho sbagliato", o mi mostri il tuo apparecchio per i viaggi quadridimensionali ad inversione di causa/effetto, oppure v. punto 15.
9- E' un attimino disonesto approffitare della mia mancanza di telepatia per trincerarti dietro alle scuse e non affrontare le questioni. In alternativa: a cosa sto pensando in questo momento? Se non lo sai, v. punto 15*.
10- Se il tuo modo migliore di affrontare un questione è dire "esageri", la qual cosa esula da concetti come "sbagli", v. punto 15.
11- Se i tuoi amici quando parlano con te fanno con frequenza battutine a sfondo sessuale, non scherzano. Aspettano.
12- Se dai 10, allora pretendi 10: se dai 10 e pretendi 100, o chiedi 0 e t'incazzi perché volevi 1 o più, ti hanno abituata male (v. punto 15).
13- Ti risulta che io non risponda alle tue domande? Appunto.
14- Dire "grazie",  "scusa", "ho sbagliato, come posso rimediare" non è mai implicito o superfluo. Noterai che io lo faccio spesso, e non per formalismo. Ti riesce difficile farlo? Allora v. punto 15.
15- Ci siamo lasciati? Mi faccio vivo io.

* Per correttezza: stavo pensando "vedi al punto 15".

-Robin Williams e Matt Damon, "Will Hunting"
assemblato da matteoplatone alle ore 18:24
categorie: p come politica
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venerdì, 15 agosto 2008

    Esigernza- deriv. di ESIGERE, dal lat. EXÌGERE richiedere, da EX fuori e ÀGERE spingere, muovere (v. Agire e cfr. Esiguo, Esile).
    (cfr. www.etimo.it)

    Se la Sig.na Vita dissemina la strada di trappole, taluni essere umani maturano la convinzione che per sfuggire all'imperitura azione dell'Assioma di Cole la cosa migliore sia stare fermi ed aspettare. Non è viltà, la loro, sia ben chiaro, e nemmeno paura. E' semmai prudenza. E la prudenza, si sa, è una virtù.
    Il prudente sta fermo, studia il terreno, fa i calcoli, prova a capire delle cose...gira, vede gente, capisce delle cose. Poi quando le ha capite, si muove. Perché vuole muoversi, sia chiaro. Te lo dice sempre, che vuole muoversi, quindi non avere fretta e sii paziente. Per esempio, quella volta lì, e quell'altra là, si è mosso, eccome. Solo che tu non l'avevi capito...cioè, era sottinteso, era implicito. Soprattutto, era. E quell'altra, quell'altra diamine, se avrebbe voluto muoversi! Stava per farlo, ma ti sei arrabbiato proprio quando aveva finito di fare i calcoli ed era in procinto di alzare un piede. Non è il prudente che è in ritardo, insomma. Sei tu che sei in anticipo. In anticipo di quanto? Di troppo. E ringrazia che con te è paziente e comprensivo, perché mamma mia! quanta fretta! ma dove corri, dove vai? Se lo ascolti per un momento, ca-pi-rai. Ascolta e fermati, fermati e ascolta. Tu stai andando in una direzione ben precisa nella vita, e stai lì a dire:
-Ehi, vieni? La strada è sicura, ci sono passato io. E' tutto a posto! Dai, se vuoi ti do una mano, ma comunque è tutto a posto. E poi, scusa se te lo dico, ma uno non sarà mai abbastanza pronto. Il momento giusto per fare qualcosa è quando la fai: giusta o sbagliata che sia. Al limite, poi fai i conti con gli errori, ma almeno ti muovi per vivere la vita, invece che per prepararti ad affrontarla.
-Sì- replica il prudente, -ma io le cose le faccio per gradi.
-Ho capito- insisti, -però quando è necessario saltare che fai? Salti per gradi? Se c'è un fosso, devi zompare. Una bella rincorsa e oplà!

...Arriva per l'appunto il fosso...

-Guarda quel fosso là: se vuoi salto prima io, e poi ti do una mano. Lavoro di squadra: sto lì pronto a prenderti se il salto è troppo corto.
-Va bene salta. Tranquillo, arrivo.
Salti. Ti volti, il prudente è ancora fermo a fare i calcoli.
-Allora?
-Sì, un attimo, arrivo. Adesso salto.
-Cosa ti trattiene? Parliamone.
-Eh, no, sì, voglio saltare, però non lo so. Qualcosa mi blocca. Boh. Però salto, eh! Ci mancherebbe.  Mica voglio stare dall'altra parte senza di te. E' tutta la vita che aspetto una persona in gamba come te, figurarsi se ora che l'ho incontrata le dico di aspettare. E' che ho le mie esigenze.
-No certo capisco. Tutti abbiamo le nostre esigenze.
-Ecco. Intanto, per esigenza, sto qui a bere coca e rum con le mie amiche.
-EH? Ma porca puttana, e IL FOSSO?
-Oh insomma! Cos'è questo linguaggio? Non urlare! Così mi inibisci. Tu va' avanti, io arrivo, ci mancherebbe.

    Passa il tempo, il Prudente non salta. Tu stai fermo dall'altra parte ad aspettare che salti. Stai fermo per lui: se ti ha detto che ha intenzione di muoversi, che ha l'esigenza di farlo, perché mai dovrebbe prenderti in giro?  Bisogna avere fiducia nel prossimo.

-Allora?
-Allora cosa?
-No, dico, io starei aspettando.
-Ah, ancora con 'sta storia? Ma insomma, non lo vedi che sto facendo i calcoli? Ho capito che devo saltare, adesso salto.
-Sì, ma stai lì a bere coca e rum. Per carità, non è che io non beva mai coca e rum. Cioè, al limite bevo la caipiroska.
-Come ti permetti? Presuntuoso! Guarda che io ho fatto un sacco di strada, e non certo perché me l'hai chiesto tu. Ho finito l'università, per dire. Ho chiuso un ciclo.
-Certo, non lo metto in dubbio, figurati. Ma è appunto per questo che uno dovrebbe andare avanti. Cioè, io mi permetto di insistere perché tu hai detto che mi vuoi bene, che vuoi saltare, ecc. Però, mentre lo dici, i tuoi piedi sono ancorati a terra. Poi, intendi, se le tue amiche vogliono saltare, portale pure con te. C'è un sacco di spazio qua!
-Senti, a te saltare riesce facile, a me no, va bene?
-COOOSA? E chi te l'ha detto? Mica sono Superman, che sa volare. Ogni volta che salto rischio di farmi male, e che cazzo! Invece di dire che per me è facile, in modo da giustificare la tua attesa, salta e basta. E' pure offensivo, 'sto discorso che mi riesce facile. Cioè,  io starei male se volessi fare una cosa e invece di farla stessi fermo a dire di volerla fare, e che cazzo!
-Si vede che abbiamo parametri diversi. E comunque, modera il linguaggio, cosa sono questi modi cafoni???
-Eh, ma invece di recensirmi i discorsi, fa' il conto della direzione che hai detto di voler prendere, e di quanto stai tardando, no? Stiamo a discutere di come reagisco al tuo non agire, e intanto continui a non agire. E certo che poi m'incazzo...
-Visto? Sei un cafone! Guarda, lascia perdere, non ho voglia di arrabbiarmi.
-Ma come? E la faccenda del salto? Mo' hai pure smesso di fare i calcoli...
-Se vuoi saltare, salta tu da questa parte. Dopo tutti questi discorsi, se prima ero titubante, figurati ora. Sei troppo esigente!
-Esigente? E tu hai aspettato tutta la vita una persona per dirgli "eh, guarda, aspetta un po'"? Dovresti dire "che culo che l'ho incontrato!".
-Ma lo dico!
-Sì, stando fermo! Ascolta, facciamo così. Hai detto che vuoi saltare? Ecco, io sto andando in questo posto: è quel posto lì, quello dove ti ho sempre detto che sarei andato. Ti lascio la piantina. Ci credo così tanto che vuoi saltare, che non ho bisogno di stare qui fermo ad aspettare che tu lo faccia. Una volta che avrai saltato, sarà uno scherzo arrivarci. Spero solo che non sia troppo tardi, perché capisci, intanto che tu fai i calcoli e bevi coca e rum, la Sig.na Vita prepara il conto. Finora l'ho pagato io, e ora, a furia di aspettare, siamo arrivati al punto che ti lamenti perché non ho lasciato la mancia, o fai per lasciare la mancia perché così ti senti in pari con chi ha pagato il conto. Ma la Sig.na Vita mica è una cameriera. E' una commercialista con i controcazzi.

Tutto è una sola legge, non due. Noi assoggettiamo il toro solo temporaneamente. E' come il rapporto tra il coniglio e la trappola, tra il pesce e la rete. E' come l'oro e la scoria, o la luna che esce da una nuvola. Un solo sentiero di limpida luce avanza attraverso il tempo senza fine.
-Mumon, "il toro trasceso" (da "dieci tori")
assemblato da matteoplatone alle ore 01:46
categorie: e come emozione
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venerdì, 08 agosto 2008

Motivo- dal latino MOTÍVUS, da MÒTUS, participio passato di MOVÈRE muovere.
    Atto a muovere; come sostantivo Ciò che spinge, che suscita a fare, Impulso.
    (cfr.www.etimo.it)

   
Col perdurare dell'afa si fa strada nella mente e sulla pelle sudaticcia l'idea che Dio abbia inventato agosto per far andare in vacanza gli impiegati. Ma tu non sei impiegato, ergo ti spalli. E' troppo caldo pure per pensare, e comunque sono un po' di giorni che nella testa c'è un grande bordello che fa badabum badabum cha cha. E' perché sei dei Gemelli, segno ingiustamente bistrattato soprattutto quando devi approcciare l'altrui sesso.

    "Sei dei Gemelli? AAAAAAHHHH!!! ODDIO!...e l'ascendente?"
    "Acquario."
    "AAAAAAAAAAAARRRRRGHHHHHHHH!!! Peggio mi sento!"

    'Sta storia che i Gemelli sono infedeli e superficiali ti ha chiaramente rotto le scatole, giacché la tua biografia personale va leggermente in controtendenza. Ti ha chiaramente rotto pure adesso che sei fidanzato, e mica perché ci tieni a conoscere altre tipe e lo zodiaco ti rovina la piazza: basterebbe rispondere rispettivamente "Ariete" e "Bilancia", grosso modo. Tra l'altro i Gemelli sono grandi bugiardi!
    Se sei monogamo, la gente un po' pensa pure che sei sfigato, perché via, è una faccenda così demodé, oppure non ci crede...(Eh, dai, ma nemmeno col pensiero?...Se contasse il pensiero, in confronto a te Rocco sarebbe un salesiano). Seguendo il bisogno d'incasellarti nel mondo di aspiranti categorie perfette, la gente si convince che hai qualcosa di sbagliato; oppure sei fedele perché stai sull'ultimo treno, se non addirittura l'unico, e mica ti conviene scendere (biglietti!...biglietti!...).
    Invece la faccenda è talmente semplice che stupirebbe anche il più grande pedagogo del '900.
    Si tratta di avere un motivo, e di agire di conseguenza. Tutto qua!
    Se hai un motivo, ma non agisci, tutto resta dentro di te, ed è una pianta verde e rigogliosa quanto vuoi, ma destinata a marcire. Se agisci, ma non c'è motivo, è solo meccanica e formalismo: è la differenza che passa tra fare all'amore (uh) e fare ginnastica orgonica. Inutile dire che se agisci, ma non hai un obiettivo, nella testa hai un bordello che fa fzz fzz cra crack.
    Queste cose le hai ben presenti perché i Gemelli, oltre ad essere il Cavaliere dello Zodiaco più cazzuto, vivono appunto la dimensione del badabum cha cha. Facessi solo badabum saresti Toro; facessi solo cha cha saresti Bilancia. Invece sei Gemelli, e fai badabum cha cha. Solo che non puoi farlo troppo a lungo senza agire: devi portare nel mondo quello stormir di fronde sinaptiche, sennò a furia di rimuginare la testa diventa un bordello, con tanto di maitresse e gemelline asiatiche. La rapidità con cui cogli questo aspetto della vita crea tutta una serie di spiacevoli equivoci, specie quando la gente e la gggente pensa che siccome sei un drittone, allora le cose si possono dare per scontate, perché tanto ci arrivi da solo. E invece inizi a pensare che la gente vorrebbe essere il più a lungo possibile o badabum o cha cha, o sostanza o forma, o motivo o gesto, per stare tranquilla e non doversi confrontare mai con l'altra metà del cielo. Ciò che ti spaventa, andando avanti in quel viaggio chiamato Vita (biglietti!...biglietti!...), è la naturalezza con cui avverti una simile disarmonia in te e attorno a te, da una parte, e il modo con cui ciò sembra andare per la maggiore. Ed è disarmonia anche quando, nel giro delle conoscenze intime, uno è cha cha con alcuni e badabum
con altri.
    E' anche vero che nella Vita bisognerebbe prima di tutto dare l'esempio, anche perché un lettore intelligente (diciamo un Sagittario) si sarà domandato da almeno venti righe "eh, ma che motivo e che obiettivo hanno questo post?". La risposta è semplice: CHOLAYANA.
          
COME SEDURRE UN GEMELLI:Per i gemelli l’amore deve essere un bel gioco senza troppi coinvolgimenti. Prima fra le regole (per sedurlo) sono vietati ( essendo un celebrale–raffinato) le forme volgari. Inoltre il suo modo di vivere all’insegna del godereccio lo porta a scansare eventuali partner che si possano ergere al ruolo di vittima; sono vietate quindi le frasi del tipo: “nessuno mi capisce, il mondo c’è l’ha con me, sono sempre solo, meno male che ci sei tu..” ...viceversa, cercate di incuriosirlo, di stuzzicare la sua innata curiosità fingendovi magari impegnatissimi. Evitate quindi di cercarlo, FATEVI SOMMERGERE DALLE TELEFONATE, ma al momento propizio SFUGGITEGLI …nel giro di poco tempo sarà sicuramente vostro…
COME MANTENERE SALDA UNA RELAZIONE CON UN GEMELLI:Parlate con intelligenza meglio se di fronte ad un pubblico che vi esterna ammirazione. Fate riflessioni profonde e cercate sempre di farli divertire magari recandovi in posti dove loro possano sfoggiare la loro eterna giovinezza. Evitare tassativamente di tenere “il muso”.
COME ECCITARE UN GEMELLI:Non dimenticate mai che questo segno è dominato da Mercurio che in astrologia rappresenta l’intelligenza, la mente, la parola e che spesso a questi soggetti piace l’eros “parlato”. Ricordiamo inoltre di condire il rapporto con “piacevoli trasgressioni erotiche” che devono andare a stuzzicare la sua innata fantasia ma non debbono mai avere nulla di volgare…
COME LIBERARSI DI UN GEMELLI:Non fate assolutamente tragedie, bensì mettetela sul “ridere”, forse riuscerete a strappargli una risata anche se amara…

-Utente cholayana, Forum "Mondo Blu"
assemblato da matteoplatone alle ore 02:17
categorie: m come morale
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venerdì, 01 agosto 2008

    Chiamata- deriv. da Chiamare, dal latino CLAMÀRE che propriamente vale gridare, dalla radice indo europea KAR, KAL = KRA, KLA risuonare.
(Cfr. www.etimo.it)

    Ci sono momenti che puoi chiamare illuminazione, epifania, vattelapesca in cui la vita ti dice "salve, sono la vita, chestaiaffa'? E' ora che vieni nel mondo, quello vero. Mica puoi stare dentro a quella stanzetta a lungo. Tra l'altro, nella stanzetta, comincia ad esserci un sacco di muffa". Quando la vita chiama, non puoi mettere la segreteria telefonica: poi la vita t'intasa di messaggi la segreteria, e più li ignori più è peggio. La psicologia chiama un simile meccanismo compito evolutivo: più sobriamente, si può definire il tutto tocca crescere, prima o poi.
    Sebbene sia esagerato mettersi col cervello in retrospettiva et numerare nonché narrare le chiamate ricevute in passato, un blogger stiloso quanto basta può sicuramente enucleare una o due chiamate di certo rilievo ricevute dalla Sig.na Vita, a beneficio dei posteri et financo dei post.
    La prima chiamata è stata molto dura, di quelle che proprio non potevi evitare di rispondere. Inizia col pater che un bel giorno si mette a sclerare perché, dice lui, ha avuto a che fare con Dio in persona. A stare stretti ci ha parlato, a stare larghi lo ha proprio visto; purtroppo nel vederlo s'è dimenticato di scattare la foto, sennò sai i milioni di euro che si facevano. Tutto questo mentre tu stai preparando la tesi di laurea, ché a stare fuori corso t'eri giustamente rotto il sottoprepuzio. Tesi sul Pascoli, tra l'altro, roba da "dottor Freud, abbiamo un problema...". Sta di fatto che nel giro di 4-5 mesi riguardo al pater ti senti dare tutta una serie di diagnosi un tantinello divergenti tra loro, che da un punto di vista letterario sono un mezzo climax.
    Marzo 2006 -Spiacente, suo padre ha un disturbo delle categorie di percezione (traduzione- è fuori di brocca).
    Aprile 2006 -Oh, pare che suo padre abbia un tumore benigno nel lobo frontale (traduzione- che culo!)
  Giugno 2006 -Guardi, il tumore di suo padre potrebbe non essere benigno (traduzione- POTREBBE????)
    Luglio 2006 -Guardi, a suo padre abbiamo esportato quasi tutto il gliobastoma, però gli resteranno al massimo uno o due anni di vita (traduzione- mi immaginavo un post laurea meno stressante).

    Ti succede una cosa del genere, e allora t'incazzi con la Vita. Le dici "potevi chiamare un altro, no?", o "non potevi fare uno squillino, mandare un sms di saluto?". T'incazzi con tutto e tutti, e dura parecchio. Dura la chemio che sai non servirà, dura le balle che dici a tuo padre per non togliergli la speranza ("vedi, stai facendo progressi, smettila di vedere il bicchiere mezzo vuoto, comincia a pensare che c'è acqua nel bicchiere quando potrebbe benissimo essere vuoto"), dura il pensiero che i tuoi amici non possono capire cosa stai passando, dura la vigilia di Natale in cui un medico, per telefono, ti legge un referto e ti dice "rimarranno tre mesi sì e no, buone vacanze", e allora ti isoli in un posto in cui credi (a torto) che certe cose che ti terrorizzano non arriveranno nemmeno a sfiorarti. Ma in quel posto c'è campo, e se non ti raggiungono le persone che allontani, ti raggiunge la Vita, la quale, arrivati a questo punto, fa solo chiamate a carico del destinatario. Inizialmente sembra crudele, ma più scendi dalla testa verso la pancia, più il dolore si distilla.
    "Ce l'hai tu il gliobastoma? No. E allora sii felice."
    Inizialmente non ci riesci. Poi arriva il momento in cui guardi tutto da un'altezza siderale, ed ogni cosa che ritenevi importante e fondamentale diventa piccola piccola, quasi insignificante, compreso tuo padre e la sua malattia. Non sei tu che stai morendo; non sei tu che, col progredire del morbo, arrivi a capire che non ti alzerai mai più dal letto; non sei tu che progressivamente regredirisci a mera funzione biologica tenuta in vita solo dalla farmacologia, ché la speranza è uscita di scena da un pezzo. E' perciò il caso di scendere dall'altezza siderale fino a terra, perché sei pur sempre un essere umano, non una stella.
    E allora quando tuo padre, immobile e con gli occhi di un bambino indifeso, ti dice "scusami, potevo essere un padre migliore", tu metti tutto in connessione, e rispondere "beh, se è per questo avrei potuto essere un figlio migliore", viene da sé. E quando muore un po' piangi, un po' sei contento per lui perché ha smesso di soffrire.
    E vaffanculo Freud che si faceva di coca.
   
    La seconda chiamata è stata col teatro. Inizialmente ti avvicini perché un tuo amico ha iniziato un viaggio, e ti ha detto di accompagnarlo per un pezzo di tragitto. Lungo la strada senti delle sensazioni che si liberano dalla pancia, e cozzano contro cose che ti stanno intorno. Cozzano contro le lezioni della SSIS, per esempio, quando davanti a trecento persone dici ad un insegnante "io così la ricuso": prima ti spiega i fattori di discriminazione sociale, poi ti dice che, essendo anche un'insegnante presso una scuola media, ha votato in consiglio la settimana bianca, 850 euro di avviamento allo sport, e chissenefrega della scolara albanese che non ha nemmeno la camera da letto, ma dorme in salotto. Cozzano contro quelli che si lamentano di ciò che la vita offre, ma poi si prendono tutto e lasciano anche la mancia; cozzano contro l'istruzione un tanto al chilo, contro gli universitari che si lamentano di come devono spendere i soldi di mamma e papà.
    E quando, dopo un mese di teatro in cui un po' ti sei protetto dicendo "eh, vabbè, io sono uno scrittore, non un attore, aiuto col testo, poi me ne vado", ti viene chiesto dalla Vita (che nel frattempo ha messo il tuo numero in agenda) "allora, che vuoi fare? Resti o te ne vai? Perché magari non sei soltanto uno scrittore",
tu metti tutto in connessione, e rispondere "beh, magari mi sbaglio e sono un attore che sa anche scrivere" viene da sé.
    E vaffanculo Stanislavskij, ché poi gli attori sbroccano.
         
    Ora che sei un blogger quanto meno stiloso, alla domanda "che cosa hai imparato dalla vita?" l'unica risposta che sai dare è "a non prendere le cose troppo sul serio". Sembra poco, invece è l'unico miracolo a cui hai mai assistito.


      

-Da "I Griffin - Il film"
assemblato da matteoplatone alle ore 15:35
categorie: c come comunismo
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venerdì, 25 luglio 2008

    Lodo- dal b. latino LÀUDUM approvazione, decisione arbitrale, dal Bartolo usato nel senso di transazione, e questo dal latino classico LAUDÀRE, che significò non solo lodare, ma anche approvare, stimare.
    (cfr. www.etimo.it)

    C'era una volta un tizio che dirigeva uno stabilimento di materassi.
    Questo tizio, sotto sotto, aveva un piano niente male per rendere migliore il paese. Un piano per fare in modo che le persone non avessero mai da dire "ah, ma questo materasso non va bene", o "beh, ma una rete ortopedica? Ci vorrebbe una rete ortopedica, sennò al sistema viene mal di schiena, o la scoliosi". Il piano era: facciamo in modo che tutti vogliano e abbiano lo stesso materasso. Vogliano e abbiano, attenzione: se lo hanno ma non lo vogliono è un golpe, se lo vogliono ma non l'hanno è semplice propaganda. Questo piano incontrò molti aderenti: a tutti piace stare comodi, del resto, quando si va a dormire, senza dover dipendere dalle fisime degli altri, ché per esempio i comunisti, si sa, sotto il letto magari ci devono mettere Il Capitale di Marx, e magari un giorno pretenderanno che ce lo mettano tutti.
    Il piano era portato avanti dalla loggia P2.
    Un giorno, però, la polizia scopre questo piano, e alla polizia questo piano pare strano: in Italia, checché se ne dica, mica puoi decidere il materasso degli altri così, senza dire niente a nessuno, o senza passare per il Parlamento eccetera eccetera. Trattandosi di materassi, tra l'altro, tra gli aderenti alla P2 non è strano che si trovi anche Costanzo.
    Scoppiato il bubbone, tutti a dire "eh, ma noi volevamo solo materassi, non si faceva nulla di male", oppure "sì, alla fine le reti di legno ci piacciono molto, io a casa ne ho tre".
    Questo succedeva all'incirca venti anni fa.

    In questi giorni, invece, il Presidente della Repubblica ha appena firmato il Lodo Alfano, che rende a prova di processo il letto (figurarsi il materasso), delle quattro più importanti cariche dello stato: Presidente della Repubblica, Presidente del Senato, Presidente della Camera e Presidente del Consiglio. Ora, la questione è delicata, perché l'Italia sarebbe una Repubblica, e in una Repubblica queste cose non si fanno: non si dovrebbero fare. Non perché non stia bene o perché sia inelegante, ma semplicemente perché così si viola il principio che tutti i letti sono uguali di fronte alla legge. Ora invece un magistrato si troverà di fronte ad un muro fatto di "ah, no, quello non è il letto del povero Cristo di turno, è il letto del Presidente del Consiglio". E se cominci dai quattro letti più importanti, è ovvio che si creano le premesse per decidere comodamente su tutti gli altri, senza fare rivoluzioni (e sì che le rivoluzioni partono dai letti, si sa). Ma così la Costituzione non è più un testo fondamentale per l'ordinamento giuridico del paese, ma un libretto di fantapolitica. E dire "vaffanculo" in piazza, non è una reazione di protesta, ma un sintomo: bisognerebbe andare fuori dalla sede del Parlamento Europeo a fare certe proteste, organizzando pullman e tutto il resto, visto che i media italiani non sono molto affidabili. I Costanzo vogliono dormire comodi, la notte.

    Tutto questo per dire che ogni volta che vedo il Mastrota di turno vendere materassi in Tv mi cago sotto.

   

-Spot della "Permaflex"
assemblato da matteoplatone alle ore 14:32
categorie: l come leggero
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martedì, 22 luglio 2008

Medio- alcuno riporta alla radice sanscrita MA- misurare.
(cfr. www.etimo.it)

    Dice il saggio: quando il dito indica il cielo, l'imbecille guarda il dito.
   Caro saggio, quando il dito indica l'inno, l'imbecille che guarda?
   
   All'ombra dei cipressi e dentro l'urne elettorali, al sole della Padania e fuori gli ictus, una nuova crociata si leva con voce sbiascicata dal pulpito su cui si appoggia Umberto Bossi: via gli insegnanti meridionali dalle scuole del Nord. Tutto ciò a pochi giorni dalla seconda bocciatura di Bossi Jr. all'esame di maturità, dove ha presentato una tesi su Carlo Cattaneo, che era sì un convinto federalista, ma un tantinello massone.
    Ecco spiegato chi è il ragazzo bastonato agli esami di cui ha parlato il Senatur nel suo intervento al congresso della Liga Veneta.
    Va bene: ti bocciano il figlio all'esame di maturità. Succede.
    Va bene: ti bocciano un'altra volta il figlio all'esame di maturità. Succede, soprattutto se come padre non sei una cima d'intellettuale.
    Ma la vera perla è un'altra.
    Sapete perché Bossi ha alzato il dito medio, durante l'inno? Perché non condivide i versi "e schiava di Roma/ Iddio la creò": per il padan popolo è innammissibile che l'inno sancisca a parole la schiavitù politica, fiscale e dialettale del Nord Italia nei confronti di Roma.
    E allora un atroce sospetto s'insinua nella mente: non è che la tesina di Bossi Jr l'ha scritta Bossi  padre? Spiegherebbe molte cose.

Fratelli d'Italia
L'Italia s'è desta,
Dell'elmo di Scipio
S'è cinta la testa.
Dov'è la Vittoria

Le porga la chioma,
Ché schiava di Roma
Iddio la creò.

-Goffredo Mameli dei Mannelli,
"Fratelli d'Italia"
assemblato da matteoplatone alle ore 22:22
categorie: m come morale
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venerdì, 18 luglio 2008

Dubbio- dal latino DÚBIUM, da DÚO due, e confronta col tedesco ZWEIFEL da ZWEI due (onde rispettivamente i verbi gr. DOIÀZEIN e ted. ZVEIFELN dubitare).
    (cfr. www.etimo.it)

    Non è che quando fai tutto bene bene bene, poi le cose vadano bene bene bene. Anzi. Capita che vadano mmh-mhh-insomma o persino porcadiquellamiseriacciaschifa. Allora ti viene il dubbio: eh, magari ho sbagliato qualcosa. Pensavi d'essere stato un dritto, ma forse era solo assuefazione alla camminata sbilenca.
Il mondo va con leggi proprie, e mica puoi pretendere di stare fermo in attesa di conoscerle tutte. Intanto che stai lì a cercare di capirle, il mondo va avanti, e aumenta la distanza, le sfaccettature, gli input e gli output.
    Stai fermo, bloccato dallo scarto tra aspettative e risultati che un po' stupisce, un po' stordisce, un po' fa incacchiare, e cominci a pensare che potevi/dovevi/volevi fare di più, ma così non è stato. Forse sei troppo esigente con te stesso, o forse, ancora una volta, non accetti che è impossibile avere un controllo totale tra le tue azioni e le reazioni del mondo: in caso contrario saresti Mr. Karma in persona. Intanto i risultati parlano chiaro e ti guardano freddi e impassibili; tu li guardi accaldato e passibile, e ti scervelli. Probabilmente meritavi di più, società sa arruolare i suoi filistei, sa far ridere gli amici che non hai più, è l'arma giusta per schierarti con chi vuoi...però...però la tua vita scorre in tutt'altra direzione, e i filistei sono tanti, a volte troppi. Così tanti e così a volte troppi che c'è un piccolo filisteo anche in te, in fondo in fondo: per pigrizia o paura si fa piacere le soluzioni più comode e più rapide, e rischia di mandare a Carfagne quanto di buono avevi fatto fino a quel momento.
    Machiavelli diceva che metà è fortuna e metà e virtù; probabilmente aveva persino dato delle percentuali ottimistiche. A conti fatti, quando infuria il tumulto filisteo, la cosa migliore è tirare un grosso sospiro, rilassarti e dare ascolto alla tua nonnina interiore: quella che ti dà buoni consigli. Ok, non fa le torte e non ti passa la paghetta: quella è la nonnina esteriore, ma le tue nonnine esteriori sono un tantino sotto terra, per cui smetti di essere pretenzioso e accontentati. La tua nonnina interiore ti dice "sii paziente, persevera, e ricordati che i risultati prima o poi arrivano. E' facile, nel presente, lasciarsi scoraggiare: il passato non c'è più, il futuro può essere qualunque cosa, come un labirinto che ha sì un'uscita, ma vai tu a sapere qual è. Intanto concentrati sul prossimo passo, sennò rischi di prenderti una storta alla caviglia, e dopo sì che sarà difficile camminare!".
    Che poi la tua nonnina interiore è paraplegica e sdentata...ma questa, come si suol dire, è un'altra storia.

Mi piacerebbe sapere chi è il mandante di tutte le cazzate che faccio
-Altan
assemblato da matteoplatone alle ore 19:56
categorie: d come dubbio
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giovedì, 10 luglio 2008

Grillo- dal latino GRÝLLUS = greco GRÝLLOS, voce formata dal suono GRI-GRI, che emette il maschio di questo genere d'insetti.
    (cfr. www.etimo.it)

Ci sono momenti, nella vita di un blogger, in cui devi fare delle cose, e non sto parlando di meme.
    Ci sono argomenti che sono "in", nel magico mondo di blogosfera, anche se blogosfera spesso fa finta che non sia così, ma intanto tagga tagga tagga (tagga tagga tagga- il suono prodotto da un blogger mentre cerca di aumentare gli accessi al proprio blog).
    Tipo parlare di sesso, ma quello è già stato fatto. O di
religione, ma non mischiateli insieme, mi raccomando.
    Tipo parlare di amore o riflessioni, che sono i tag più usati su splinder. Per l'amore vedere al post precedente, per le riflessioni...ehi! Vi pare che non rifletta su quello che scrivo? Perché, allora se uno non aggiunge la categoria riflessioni, devo dedurre che ha infilato lettere a caso, e che per puro miracolo la successione di falangi che pestano duro o morbido sulla tastiera abbia prodotto frasi di senso compiuto? Ah, ma allora devo controllare bene tutti i miei link!
    Ma prima...è giunto il momento, nella mia vita di blogger, considerando che dopo oggi mancherò per circa una settimana, per parlare di....

(pregansi i signori lettori et le signori lettrici di far partire video che funge da colonna sonora, sennò si perde tutto il sottotesto)




Beppe Grillo!
(Eh sì, eh già, etciù)

    Manifestazione "No Cav", Sabina Guzzanti che invece di fare battute insulta Papa e Carfagna, e compagnia bella.
    A me non fa specie che s'insultino il Papa, che a quanto pare morirà a circa cento anni, Mara Carfagna, che siccome ha querelato la Guzzanti col piffero (NON IL PIFFERO DEL PREMIER, SIA CHIARO) che riporto le dichiarazioni al riguardo, o che Grillo attacchi il Presidente Napolitano. Non è questione di cava, hai sentito quelle tevvibili fvasi che la Guzzanti ha detto l'altvo giovno? Una così bvava vagazza....Piuttosto, fa specie che un comico (Grillo, Guzzanti Sabina) tenga un comizio in cui il suo linguaggio non è molto diverso dal Borghezio di turno. Se poi dobbiamo ragionare che un Borghezio di sinistra va bene, perché se la prende con i bersagli giusti, penso si debba ricordare che, per fare un esempio, la comunicazione abbisogna di:

1- mittente (Guzzanti)
2- destinatario (il mondo intiero, in particolare il Papa e/o Mara Carfagna)
3- un codice (verbale)
4- un messaggio (XXXXX XXXX XXXX! XXXX XXXX XXXX! XXXXXX! XXXXX! XXXXXX! XXXXXX!)
5- un contesto

    Ecco, i punti 2, 4 e 5 mi lasciano perplesso.
    Manca l'immaginazione, manca la poetica, manca la capacità di dire delle cose altre per smontare il bersaglio. Manca quel dono, che aveva in altri tempi uno Swift, di fustigare i vizi dell'umana specie senza cadere in vizi assai simili mentre li si fustiga. Se il giullare si denuda per dimostrare che il Re è nudo, è un conto, ma se il giullare porta in piazza ennemila persone per insultare il Re, non è più un giullare. E' qualcos'altro, e tanto più c'è bisogno di denudare il Re, tanto più è necessario comprendere l'errore. Al popolo piace sempre avere dei nemici, e adora insultarli o sentire insultarli: se così non fosse la Lega viaggerebbe attorno allo 0,1% di voti.
    Riguardatevi la prima puntata di Decameron, casomai rimangano in giro delle copie... Nel monologo iniziale, Luttazzi disintegra in 15 minuti 10 anni di balle costruite da destra e sinistra giocando a rimpiattino, in genere sul campo neutro di Porta a Porta (Porta a Porta- Il suono prodotto da un politico mentre fa carriera). E Luttazzi, anche se può non piacere, ha una propria deontologia nel fare satira, il che lo rende leggibile ad ogni livello della comunicazione. O pensate a Travaglio: è un giornalista, e come tale, le sue opinioni non prescindono dai fatti. Di fatto in Italia è uno dei pochi che adotta questo sistema.

    Se il cosa si dice inizia a far passare in secondo piano il come sono dette le cose, quanto meno si pecca di hybris.
"Siccome ho ragione, quello che dico va bene" non funziona, secondo me. Sapete chi ragiona così? Un integralista cattolico, tra gli altri. A cambiare l'aggettivo che segue la parola integralista, non mi pare che le cose migliorino più di tanto, anche se, lo ammetto, troverei interessante un integralista buddhista: "lo vuoi raggiungere questo cazzo di Nirvana, eh? Parlo con te!"  





-Marco Travaglio al "No Cav Day"
assemblato da matteoplatone alle ore 16:48
categorie: g come grillo
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sabato, 05 luglio 2008

AMORE- latino AMÒR-EM da ÀMARE affine al greco MÀO desidero in quanto letteralmente indichi più l'effetto della naturale inclinazione e della passione suscitata dalle attrattive della forma esterna che il resultato della scelta e della riflessione, che i  Romani espressero con la voce DILÍGERE composta da LÈGERE che significa scegliere.
    (cfr. www.etimo.it)


    Che poi l'amore mica lo so descrivere, però sono innamorato.
    Che poi l'amore mica uno lo può descrivere, sennò è superbo. O forse no...non vorrei sembrare superbo.
    Che poi l'amore è misterioso, perché mica puoi sapere tutto di una persona, e magari hai paura di quello che non sai, ma se sapessi tutto sai cheppalle. E poi se leggi un libro mica vuol dire che poi sai scrivere, e il libro della vita sono pagine che scrivi, mica che leggi. Ti devi fidare, e se sai tutto di una persona grazie al cavolo che ti fidi. Uno non sa tutto di sé, figurarsi di un'altra persona.

    Che poi lo so che l'amore finisce, ma non è che siccome finisce allora non era vero. Anche la vita finisce, ma non è che siccome finisce allora non sei mai stato vivo.
    Che poi l'amore ti fa fare cose che prima non ti pareva possibile fare, e anche se fatichi a farle, è come se non ti pesassero perché erano già lì. E poi le vuoi fare.
    Che poi è vero che quando sei innamorato e vedi quella precisa persona dopo che non la vedevi da un po' di tempo il cuore ti si ferma per un istante. Tutto si ferma per un istante, si muove solo quella persona, ed è bello, ma è molto intenso; a volte suona troppo intenso, perché il resto della vita mica è così intenso, anzi. Oh, può pure essere che il cuore si fermi perché sei cardiopatico, però se ti fai le visite e poi quando vedi quella persona dopo che non la vedevi da un po' di tempo il cuore ti si ferma per un instante, allora è amore.
    Che poi anche se l'amore è intenso e il resto della vita non è così intenso mica vuol dire che non devi vivere il resto della vita, anzi. Sennò chiudi l'amore in un cantuccio e diventa tetro e stralunato, e poi non è più la stessa cosa.
    Che poi il sesso, fare l'amore, fare all'amore, quelle cose là, insomma, mica è vero che sono una cosa sporca. Uno che pensa una cosa del genere ha le pigne nel cervello, come minimo. Il sesso è una cosa talmente dolce e spontanea che uno manco si pone il problema, lo fa e basta: ed è bello e speciale ogni volta. E non è vero che ti devi sposare e fare i figli sennò sei un animale. E' il contrario: gli animali lo fanno per riprodursi, mica perché si amano. E manco si sposano! E' quando non sei innamorato che diventa una cosa strana. Pare ginnastica. Gli stessi movimenti, ma sensazioni completamente diverse. Magari è bello, ma non è speciale.
    Che poi l'amore ti fa sentire la mancanza della persona che ami, quando lei è lontana: ma non sei triste, sei solo un po' giù, perché quello che conta è che lei esista, e il fatto che esista ti fa sembrare il mondo un posto meno brutto e schifoso del solito, anche quando hai un premier che forse fa le cosacce con le donne più giovani in cambio di favori. Che poi lo sai che torna (lei, mica il premier o le donne più giovani), e che una volta lei non c'era mentre ora sì.
    Che poi l'amore ti fa stare bene e ti fa stare male, soprattutto ti fa stare; anzi, ti fa essere. E c'è in giro un sacco di gente, se ci fate caso, che dice ma non è; però non sta a me dirlo, sennò sarei superbo. E io mica sono superbo, sono innamorato.


-Otto Ohm, "Oro nero"
assemblato da matteoplatone alle ore 00:30
categorie: a come amore
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