Milano- I Romani le dettero il nome di Mediolanum, che probabilmente riproduce un toponimo celtico (in mezzo alla pianura). Un'altra ipotesi etimologica si basa sul primo simbolo della città, la scrofa semilanuta (in medio lanum). La discussione tra le due etimologie è ancora aperta, estesa a una ventina di altre ipotesi, proprio come avviene per la ricerca dell'origine della parola Roma.
(cfr. it.wikipedia.org)
Siori e siore, ecco a voi il terzo ospite dell'antologia di Las Vegas edizioni. E' un ospite che si presenta da solo, nel senso che si è preso carico dell'incombenza: Paolo Cacciolati. Il video finale l'ha scelto Paolo, una canzone dei Baustelle dedicata allo scrittore Luciano Bianciardi, mentre quer brutto pasticciaccio dell'etimo iniziale l'ho sbrigato io (Ingravallo non poteva, stava fissando una tipa morta).
Paolo presenta un pezzo su Milano, una città con cui ho da sempre un ottimo rapporto. Ci vado poco.
Date pure un'occhiata (per quelli di Genova: anche due, visto che è gratis) al blog letterario cui Paolo collabora, Lapoesiaelospirito, uno dei più letti nel settore.
Paolo Cacciolati
nato il quattro dicembre di una quarantina d’anni fa, vive in Piemonte tra Cuneo e Torino. Ha vinto vari concorsi di narrativa e ha pubblicato racconti su riviste letterarie e sui siti Nazione Indiana e Lapoesiaelospirito. Nel 2006 ha pubblicato con Fandango un racconto per la raccolta “Una palla di racconto”. Collabora con il sito Vibrissebollettino, pubblicando recensioni in Bottega di Lettura. In una data imprecisata di un anno imprecisato è prevista l’uscita del suo primo romanzo, per le Edizioni TEA.
(cfr. it.wikipedia.org)
Siori e siore, ecco a voi il terzo ospite dell'antologia di Las Vegas edizioni. E' un ospite che si presenta da solo, nel senso che si è preso carico dell'incombenza: Paolo Cacciolati. Il video finale l'ha scelto Paolo, una canzone dei Baustelle dedicata allo scrittore Luciano Bianciardi, mentre quer brutto pasticciaccio dell'etimo iniziale l'ho sbrigato io (Ingravallo non poteva, stava fissando una tipa morta).
Paolo presenta un pezzo su Milano, una città con cui ho da sempre un ottimo rapporto. Ci vado poco.
Date pure un'occhiata (per quelli di Genova: anche due, visto che è gratis) al blog letterario cui Paolo collabora, Lapoesiaelospirito, uno dei più letti nel settore.
Paolo Cacciolati
nato il quattro dicembre di una quarantina d’anni fa, vive in Piemonte tra Cuneo e Torino. Ha vinto vari concorsi di narrativa e ha pubblicato racconti su riviste letterarie e sui siti Nazione Indiana e Lapoesiaelospirito. Nel 2006 ha pubblicato con Fandango un racconto per la raccolta “Una palla di racconto”. Collabora con il sito Vibrissebollettino, pubblicando recensioni in Bottega di Lettura. In una data imprecisata di un anno imprecisato è prevista l’uscita del suo primo romanzo, per le Edizioni TEA.
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Prima di abituarti a Milano, Milano si è già abituata a te,
prima di abituarti alle strade che non hanno angoli precisi, perchè vanno un pò storte come gli pare, prima di abituarti a rovinare un'amicizia perchè a Milano non si lascia nulla di inconcluso, prima di abituarti a firmare un contratto e parlare di soldi, prima di abituarti che se ce la fai a Milano ce la fai dappertutto, prima di abituarti che a Milano si paga caro per mangiare male, prima di abituarti che qui la nebbia si appiccica ai bordi dei palazzi, prima di abituarti alle occhiaie tristi della cassiera all'autogrill di Cormano, prima di abituarti a inghiottire crostate di polveri fini, prima di abituarti al parcheggio multipiano e multicemento di Famagosta, prima di abituarti al capolinea della verde che sembra uno stomaco vuoto, prima di abituarti a questo intestino grigio che si riempie fermata dopo fernata, prima di abituarti a non guardare in faccia la gente nel treno, a non indagare se è vero che hanno il colorito come lo zafferano, anche se dicono che prendi il colore giallo solo i primi duetremesi, che poi dopo duetremesi la tua faccia si abitua e torna normale, prima di abituarti che la metà di quelli nello scomparto sono gialli di loro, thaicoreavietcong, e gli altri sono indupakibangladesh, prima di abituarti a ignorare la coppia peruviana che suona il banjo e dice grazie tendendo il cappello, prima di abituarti che è proprio vero che le ragazze di Milano hanno questo passo di pianura, quando scendono dalla metro hanno uno sguardo declinato retto su andatura marziale, prima di abituarti che in centro trovi anche gli autoctoni che devono esser lì da più di duetremesi perchè hanno la pelle normale, però spesso cotta di lampada, prima di abituarti a uscire alla Triennale senza farti spianare dalla gente che corre, prima di abituarti a prendere il tram giusto verso i Castelli, prima di abituarti a non prenderlo nelle direzione opposta, che ormai hai perso mezz'ora per tornare indietro e salire nella direzione giusta, prima di abituarti a questo tram con i rivestimenti di legno che scricchiolano insieme ai pensieri dei passeggeri, prima di abituarti che arrivi con 40 minuti di ritardo all'appuntamento e ti hanno già cercato al cellulare per avere notizie, prima di abituarti che c'è questo signore con gli occhialetti che è sceso in strada a fumare e parla al telefonino e quando alza lo sguardo verso di te non sembra neppure incazzato, prima di abituarti a salire e presentarti, prima di abituarti a non pensare al tuo accento tremendo, prima di abituarti a rilassarti, a pensare che ormai è fatta, prima di abituarti a chiacchierare con questo signore con gli occhialetti che al ritorno ti accompagna a piedi verso la Triennale, prima di abituarti che per accorciare si passa in mezzo al parco, prima di abituarti che lui non conosce Il padrone di Parise, però tu non hai letto La morte in banca di Pontiggia così siamo pari, prima di abituarti a non distrarti a guardare due che si baciano seduti su una panchina, che poi non si baciano soltanto è che limonano proprio, cioè vedi il guizzare roseo tra le mandibole tese, la guancia della ragazza percorsa dal di dentro da una specie di pallina che si sposta veloce, poi saltella di fuori e c'è questo sfregamento di punte che ancora un pò e si accendono come un fiammifero, prima di abituarti che è una vita che non vedi due che limonano, che l'ultima volta sarà stato a un festino del liceo, e ora ti ricordi che quel festino era a casa tua e i due che limonavano erano sul tuo letto, però non ti ricordi che cazzo ci facevi a guardare due che limonavano sul tuo letto, che poi quella volta non eri manco bevuto, preoccupato com'eri di quanto erano bevuti gli altri, dico, come si fa ad essere così idioti da fare una festa e lasciare libero accesso al mobile bar? ed era Frank quello che si era bevuto genepy e maraschino vomitando poi il tutto sul davanzale della finestra nella camera dei tuoi? prima di abituarti a questo signore con gli occhialetti che dev'essersi accorto che per un attimo sei andato da qualche altra parte, prima di dimenticarti dei due che limonano sulla panchina e di quegli altri due che limonavano sul tuo letto, allora ti rendi conto che forse ti stai abituando anche a Milano,
che tanto Milano si è già abituata a te.
-Baustelle, "Un romantico a Milano"
prima di abituarti alle strade che non hanno angoli precisi, perchè vanno un pò storte come gli pare, prima di abituarti a rovinare un'amicizia perchè a Milano non si lascia nulla di inconcluso, prima di abituarti a firmare un contratto e parlare di soldi, prima di abituarti che se ce la fai a Milano ce la fai dappertutto, prima di abituarti che a Milano si paga caro per mangiare male, prima di abituarti che qui la nebbia si appiccica ai bordi dei palazzi, prima di abituarti alle occhiaie tristi della cassiera all'autogrill di Cormano, prima di abituarti a inghiottire crostate di polveri fini, prima di abituarti al parcheggio multipiano e multicemento di Famagosta, prima di abituarti al capolinea della verde che sembra uno stomaco vuoto, prima di abituarti a questo intestino grigio che si riempie fermata dopo fernata, prima di abituarti a non guardare in faccia la gente nel treno, a non indagare se è vero che hanno il colorito come lo zafferano, anche se dicono che prendi il colore giallo solo i primi duetremesi, che poi dopo duetremesi la tua faccia si abitua e torna normale, prima di abituarti che la metà di quelli nello scomparto sono gialli di loro, thaicoreavietcong, e gli altri sono indupakibangladesh, prima di abituarti a ignorare la coppia peruviana che suona il banjo e dice grazie tendendo il cappello, prima di abituarti che è proprio vero che le ragazze di Milano hanno questo passo di pianura, quando scendono dalla metro hanno uno sguardo declinato retto su andatura marziale, prima di abituarti che in centro trovi anche gli autoctoni che devono esser lì da più di duetremesi perchè hanno la pelle normale, però spesso cotta di lampada, prima di abituarti a uscire alla Triennale senza farti spianare dalla gente che corre, prima di abituarti a prendere il tram giusto verso i Castelli, prima di abituarti a non prenderlo nelle direzione opposta, che ormai hai perso mezz'ora per tornare indietro e salire nella direzione giusta, prima di abituarti a questo tram con i rivestimenti di legno che scricchiolano insieme ai pensieri dei passeggeri, prima di abituarti che arrivi con 40 minuti di ritardo all'appuntamento e ti hanno già cercato al cellulare per avere notizie, prima di abituarti che c'è questo signore con gli occhialetti che è sceso in strada a fumare e parla al telefonino e quando alza lo sguardo verso di te non sembra neppure incazzato, prima di abituarti a salire e presentarti, prima di abituarti a non pensare al tuo accento tremendo, prima di abituarti a rilassarti, a pensare che ormai è fatta, prima di abituarti a chiacchierare con questo signore con gli occhialetti che al ritorno ti accompagna a piedi verso la Triennale, prima di abituarti che per accorciare si passa in mezzo al parco, prima di abituarti che lui non conosce Il padrone di Parise, però tu non hai letto La morte in banca di Pontiggia così siamo pari, prima di abituarti a non distrarti a guardare due che si baciano seduti su una panchina, che poi non si baciano soltanto è che limonano proprio, cioè vedi il guizzare roseo tra le mandibole tese, la guancia della ragazza percorsa dal di dentro da una specie di pallina che si sposta veloce, poi saltella di fuori e c'è questo sfregamento di punte che ancora un pò e si accendono come un fiammifero, prima di abituarti che è una vita che non vedi due che limonano, che l'ultima volta sarà stato a un festino del liceo, e ora ti ricordi che quel festino era a casa tua e i due che limonavano erano sul tuo letto, però non ti ricordi che cazzo ci facevi a guardare due che limonavano sul tuo letto, che poi quella volta non eri manco bevuto, preoccupato com'eri di quanto erano bevuti gli altri, dico, come si fa ad essere così idioti da fare una festa e lasciare libero accesso al mobile bar? ed era Frank quello che si era bevuto genepy e maraschino vomitando poi il tutto sul davanzale della finestra nella camera dei tuoi? prima di abituarti a questo signore con gli occhialetti che dev'essersi accorto che per un attimo sei andato da qualche altra parte, prima di dimenticarti dei due che limonano sulla panchina e di quegli altri due che limonavano sul tuo letto, allora ti rendi conto che forse ti stai abituando anche a Milano,
che tanto Milano si è già abituata a te.
-Baustelle, "Un romantico a Milano"
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